PATRIZIATO
E
NOBILTA’
a cura di Giovanni Grimaldi
Il concetto
generico di Nobiltà (da
vedere le relative note in calce)
La
nobiltà generata dal riconoscimento di istituzioni
locali (nobiltà cittadina) è stata a lungo oggetto di discussioni,
fraintendimenti e confusioni.
Il
problema nasce dalla poca conoscenza del concetto di Nobiltà non feudale, ovvero la Nobiltà patriziale e prima ancora dal concetto
stesso di “Nobile”[1].
Nel
Regno di Napoli, però, in epoca borbonica (1734-1860), si ebbero varie norme
che specificarono e distinsero tale tipo di Nobiltà patriziale (sia in senso
stretto che la nobiltà civica), ma i termini Patrizio o Nobile furono sinonimi
dello stesso titolo indicante “Nobile cittadino” ed infatti
quali eventuali distinzioni, che erano tipologiche e non qualitative. Ed anche
tale nobiltà necessitava, ovviamente, del consenso
regio per essere accertata e goduta[2].
LE CITTA’ REGIE DEL REGNO DI NAPOLI
Il
primo requisito fondamentale che produceva nobiltà era l’affrancamento dalla
condizione servile.
Le
famiglie che vivevano in città regie e che quindi erano direttamente sudditi
del sovrano, ovvero non sottoposte a feudatari,
avevano il primo requisito per ascendere alla nobiltà attraverso il vissuto
“more nobilium” (vedi nota 1).
Tali
famiglie poi potevano riunirsi in un Collegio dei Nobili che era il Seggio Nobiliare (a Napoli detto
anticamente anche Sedile o Tocco), riconosciuto dal Sovrano o dagli Organi
competenti come il Collaterale Consiglio.
Le città regie del Regno di Napoli
erano queste
IL PATRIZIATO:
Il
Patriziato era dunque la nobiltà prodotta da città regie e
costituita da Seggi Nobiliari.
I
primi due requisiti per l’esistenza di un Patriziato erano:
-
città regia
-
Seggio Nobiliare
Dunque
nelle Città Regie (o Demaniali), ovvero città patrimonio della corona, i nobili locali se erano riuniti in un Seggio
Nobiliare (o più seggi per le città maggiori), creato ex novo dal Sovrano oppure
da esso riconosciuto (anche tramite i suoi Organi), costituivano la nobiltà
cittadina, il patriziato.
In
esso si riunivano le famiglie nobili che erano state
ascritte dall'origine (o la cui ascrizione era "ab immemorabili") e
quelle che si iscrivevano in seguito.
A
tale Seggio, infatti, potevano
aggregarsi altre famiglie nobili, con privilegio di gradimento e di veto da
parte degli altri nobili (Seggio Chiuso) oppure no (Seggio Aperto).
Dal
Si
considerò quindi il principio della degradazione della nobiltà in città
infeudate.
Con
Real Dispaccio del 27 novembre 1780 il sovrano specificò però che non
decadevano dalla nobiltà le famiglie che pur vivendo in città feudali
appartenevano alla nobiltà locale riunita in Seggi Nobiliari.
Ovvero Seggi esistenti da epoca antecedente l’infeudazione oppure seggi
creati in epoca feudale e riconosciuti dal Sovrano attraverso il Collaterale Consiglio.
Quindi
una famiglia restava nobile si apparteneva ad un Seggio Nobiliare, anche se in
città infeudata, purchè comunque tale seggio nobiliare
fosse continuato ad esistere, e che la famiglia fosse in esso ascritta, anche
in epoca feudale.
Come
detto i termini “Patrizio” o “Nobile” furono sinonimi dello stesso titolo
indicante “Nobile cittadino”.
Per
comodità, per evitare confusioni e per seguire la prassi, distingueremo in
“Patrizi” i Nobili ascritti a Seggi Nobiliari Chiusi e con il termine “Nobili
di città” i Nobili ascritti a Seggi Nobiliari Aperti.
TIPOLOGIE:
Le
distinzioni fra i vari tipi di Nobiltà patriziale (distinzioni tipologiche e
non qualitative) con i relativi requisiti
che possono permetterne l’individuazione e la
distinzione, erano dunque le seguenti:
1) Patrizi (ovvero Nobili di Seggio Chiuso):
- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non
sottoposte a feudatari);
- viventi nettamente separati dagli altri nobili locali e
dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un
Seggio Nobiliare chiuso (al quale non potevano accedere altri se non voluti dai
patrizi già ascritti):
- godenti del diritto monopolistico (esclusivo)
dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe
ecclesiastiche);
2) Nobili di città
(nobiltà civica; ovvero Nobili di Seggio Aperto):
- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non
sottoposte a feudatari);
- viventi separati dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un
Seggio Nobiliare Aperto (detta “vera separazione”) riservato ai soli nobili
locali, al quale potevano accedere però anche altri nobili, richiedendolo al
Seggio Nobiliare stesso oppure al Sovrano se non erano stati accettati dai
nobili già ascritti;
- godenti del diritto esclusivo dell'accesso alle cariche
civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);
3) Nobili locali
A)
Nobili
locali in città regie o demaniali
- 1) nobili
abitanti di città regie dove esisteva Patriziato cittadino o Nobiltà civica
(ovvero Nobili di Seggio Aperto
o Chiuso), ma non ascritti a tali Seggi (nobili fuori seggio, ovvero estranei al Patriziato locale);
- 2) oppure
abitanti di città regie dove non esisteva patriziato locale o nobiltà civica;
- 3) oppure nobili viventi in città feudali ma dove esisteva
patriziato locale o nobiltà civica (e quindi la condizione feudale della città
non aveva fatto decadere la nobiltà dei patrizi locali);
- viventi separati dal popolo;
- uniti in un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio
Nobiliare (perchè localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);
oppure non riuniti
in nessuna associazione riservata ai soli nobili; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale
(con l’Universitas cittadina, oppure
con il feudatario del luogo, ecc.);
B)
Nobili
locali in città feudali
- nobili viventi in città feudali ma dove esisteva patriziato
locale o nobiltà civica (e quindi la condizione feudale della città non aveva
fatto decadere la nobiltà dei patrizi locali[3]);
- viventi separati dal popolo;
- uniti in un
collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè localmente
non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);
oppure non riuniti in nessuna
associazione riservata ai soli nobili; tale
condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale
(con l’Universitas cittadina, oppure
con il feudatario del luogo, ecc.);
Quindi ricapitolando potevano esistere:
1)
Città
Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto) ovvero con i Patrizi cittadini;
2)
Città Regie con Seggio(i)
Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero con i Patrizi
cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi nobiliari, ovvero
nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro);
3)
Città Regie senza Seggio(i)
Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili locali non erano
riuniti in collegi o seggi;
4)
Città feudali con Seggio(i)
Nobiliare(i) (anteriore alla feudalità o costituito dopo), ovvero
con i Patrizi cittadini;
5)
Città feudali con Seggio(i)
Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero con i Patrizi
cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi nobiliari, ovvero
nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro); tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
6)
Città feudali senza
Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili locali
non erano riuniti in collegi o seggi nobiliari; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693;
CONSIDERAZIONI
Quindi i requisiti per
l’esistenza di un Patriziato erano:
-
città regia con Seggio Nobiliare
-
città feudale con Seggio Nobiliare riconosciuto
Ne
consegue che requisito fondamentale ed indispensabile era l’esistenza di un Seggio Nobiliare cittadino.
Tale
esistenza venne constatata/confermata da autorità ed
organi a ciò preposti, ad esempio con Reali Dispacci, Consulte della Camera di
S. Chiara etc.
Il
principio fondamentale è dunque:
Esiste il Patriziato cittadino in una
data città (regia o feudale) solo se esiste un Seggio Nobiliare cittadino.
Sono Patrizi Cittadini SOLO quelle
famiglie nobili locali ascritte a tale Seggio.
Quindi non esisteva il
Patriziato cittadino in città regie dove vivevano famiglie nobili
ma dove non esisteva un Seggio Nobiliare.
Se in una città regie esisteva invece un Seggio Nobiliare una
determinata famiglia nobile, ivi vivente, faceva parte del
Patriziato cittadino se era ascritta a tale Seggio Nobiliare.
Ma nelle città regie una famiglia nobile anche
se non ascritta a Seggi Nobiliari ed anche se non godente del Patriziato
cittadino non decadeva dalla sua nobiltà.
In città feudali
invece non esisteva il Patriziato cittadino se non vi era un Seggio
Nobiliare riconosciuto.
Ed i nobili
locali che ivi vivevano, per essere Patrizi e per non
decadere dalla nobiltà, dovevano essere ascritti a tale Seggio.
Quindi nelle città feudali una famiglia nobile non
ascritta a Seggi Nobiliari e non godente del Patriziato cittadino decadeva
dalla sua nobiltà.
Ne consegue che dopo
il 1693 fu applicato il principio che:
Una famiglia nobile che vive stabilmente in una città feudale dove
non è iscritta ad un Seggio Nobiliare locale decade dalla sua nobiltà.
PATRIZIATI
CITTADINI
1) Patriziati di Seggio
Chiuso
1. Napoli. (città Regia)
2. L'Aquila (1612);
3. Cosenza (link esterno)
4. Gaeta (LT); città Regia
5. Reggio Calabria
2) Patriziati di Seggio
Aperto
1. Altamura; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto (1513)
2.
Andria
3. Amalfi (Salerno)
4. Amantea (Cosenza)
5. Ariano
6. Aversa (Napoli); (città Regia)
7. Bari.
8. Benevento
9. Capua (CE) aveva città Regia con Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
10. Caserta
11. Castelvetere
12. Castrovillari
13. Catanzaro; (link esterno) ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto
14. Chieti; ebbe Seggio Nobiliare Aperto
(1790)
15. Cotrone
16. Foggia
17. Gallipoli
18. Giovinazzo (Bari)
19. Lecce
20. Lucera (Foggia)
21. Manfredonia
22. Massalubrense
23. Matera
24. Messina
25. Molfetta
26. Montalto (CS)
27. Montecorvino
28. Nocera dei Pagani (oggi Pagani e Nocera Inferiore, SA); (la città era divisa in vari paesi a se stanti; l’antica Nocera Corpo, attuale Nocera Superiore, era il paese infeudato);
29. Oppido Mamertina
30. Otranto
31. Penne
32. Pozzuoli (Napoli)
33. Ravello (Napoli)
34. Rossano
35. Salerno
36. Sarno
37. Scala (Napoli)
38. Sessa Aurunca (città che ebbe antico ed illustre patriziato di Seggio Nobiliare Aperto)
39. Sorrento (Napoli)
40. Stilo
41. Sulmona; ebbe antico Seggio Nobiliare
Aperto (1514)
42. Taverna
43. Teano
44. Terranova
45. Trani (Bari)
46. Tramonti
47. Troia
48. Tropea (Catanzaro)
La Nobiltà
patriziale dell’ex Regno delle Due Sicilie in epoca
sabauda
In epoca sabauda (1860-1945), con la creazione
del Regno d’Italia, la Consulta Araldica del Regno e le varie Commissioni
regionali valutarono, spesso con giudizi opinabili, gli accertamenti ed una
distinzione fra Patriziati e Nobiltà civiche dell’ex Regno
delle Due Sicilie.
Essendo gli accertamenti effettuati non
d’ufficio, ma su richiesta delle parti interessate,
molte famiglie e molte nobiltà cittadine, che avevano diritto ad eventuali
riconoscimenti, furono purtroppo ignorate oppure declassate e considerate
Nobiltà civiche invece di Patriziati o peggio ancora non aventi diritto a
godere riconoscimento di nobiltà civica.
La Consulta introdusse anche il criterio di
distinzione qualitativa fra Patriziati e Nobiltà civiche, elevandola dignità
delle prime come superiori (erroneamente) alle seconde e creando ulteriori fraintendimenti ed errori.
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Chiuso (1612); riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (per maschi e femmine)
aveva Seggio Nobiliare Chiuso; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio Napoletano (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.) (nel 1906)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
aveva città Regia con Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
ebbe antico Seggio Nobiliare Chiuso, ma fu riconosciuto solo Aperto con titolo di Nobile di (m.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
aveva Seggio Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
ebbe antico Seggio Nobiliare Chiuso ma fu riconosciuto solo come Seggio Nobiliare Aperto con titolo di Nobile di (m. e f.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m. e f.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
PATRIZIATI O
NOBILTA’ CIVICHE ANTICHI NON RICONOSCIUTI dalla Consulta (vari)
1.
Altamura; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto
(1513)
2.
Andria;
3.
Ariano;
(ebbe Seggio Nobiliare aperto)
4.
Caserta;
5.
Castelvetere;
6.
Castrovillari;
7.
Catanzaro; (link esterno) (ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto)
8.
Chieti;
ebbe Seggio Nobiliare Aperto (1790)
9.
Corigliano;
10. Cotrone (riconosciuta solo Nobiltà civica);
11. Foggia;
12. Gallipoli; ebbe Seggio Nobiliare
13. Lecce; ebbe Seggio Nobiliare
14. Manfredonia;; ebbe Seggio Nobiliare
15. Massalubrense;
16. Matera; ebbe Seggio Nobiliare Aperto
17. Messina;
18. Molfetta (CS);
19. Montecorvino;
20. Moltalto (CS);
21. Nocera dei Pagani (oggi Pagani e Nocera Inferiore, SA);
(la città era divisa in vari paesi a se stanti; l’antica Nocera Corpo, attuale Nocera Superiore, era il paese infeudato);
22. Oppido Mamertina;
24. Penne;
25. Rossano;
26. Sarno;
27. Sessa Aurunca;
(città che ebbe antico ed illustre patriziato di Seggio Nobiliare Aperto)
28. Stilo; ebbe Seggio Nobiliare Aperto
29. Sulmona; ebbe antico Seggio Nobiliare
Aperto (1514)
30. Taverna ; ebbe Seggio Nobiliare Aperto, ma
fu riconosciuta solo Nobiltà civica;
31. Teano;
32. Terranova;
33. Tramonti;
34. Troia;
3) NOBILTA’ LOCALI
A)
Città
regie
1. Capri ed Anacapri
2. Cava de’ Tirreni (SA)
(in Cava non vi fu mai formale distinzione di Nobili e organi riservati ai soli nobili)
3. Gragnano;
4. Maratea
5. Melfi
6. Lagonegro
7. Rivello
8. Tolve
B)
Città
feudali con nobiltà locale
1.
Bisignano (CS)
2.
Capaccio (SA)
3. Castellammare (NA); ebbe Seggio Nobiliare Aperto
4.
Campagna
(SA)
5. Eboli
6. Gerace
7. Lavello
8. Modugno; ebbe Seggio Nobiliare
9. Policastro
10. Seminara
11. Squillace
12. Traetto
13. Terlizzi
14. Venafro
15. Vico Equense (NA)
ALTRE CITTA’ CHE EBBERO FAMIGLIE DISTINTE E NOBILI
1. Ischia
[1] Uno degli argomenti meno chiari ai più che si interessano della nobiltà in epoca borbonica è dunque il
concetto di nobiltà generica, ovvero la nobiltà cosiddetta "semplice"
(non scaturita da titolo feudale o formale riconoscimento regio).
E
soprattutto come e quando si acquisiva nobiltà.
In
sostanza in che modo e quando una famiglia potesse definirsi nobile
anche se non era di nobiltà generosa, cioè quando non aveva avuto e
posseduto feudi, non aveva avuto concessioni nobiliari dal sovrano oppure non
discendeva da personaggi che avevano rivestito alte dignità producenti nobiltà.
Ovvero la
nobiltà del terzo grado.
Il Reale Dispaccio del 25
gennaio 1756 infatti regolò la Nobiltà in tre grandi e
distinse la Nobiltà generosa, la Nobiltà di privilegio e la Nobiltà legale (o
civile).
"La terza chiamata Legale, o sia Civile comprenda
quelli, i quali facciano
costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città
demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e
comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono
sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene"
Per essere quindi nobili “semplici”, ovvero della terza classe, era
indispensabile avere i requisiti di tre generazioni vissute more
nobilium (Real Dispaccio del 1743) ed era indispensabile che ciò
venisse constatato.
Altrimenti chiunque si
sarebbe potuto definire "nobile"?
Chiunque avrebbe preteso
privilegi, esenzioni, riguardi etc. spettanti alla nobiltà?
E si sarebbe così creata inflazione della nobiltà e confusione fra il ceto
medio "civile" ed i nobili del terzo ordine (come distinse il Real
Dispaccio del 1774).
Occorreva quindi una constatazione di tale tipo di
nobiltà.
Ma chi poteva constatare, ovvero accertare tale status
nobiliare?
Il sovrano e/o i suoi rappresentanti, ovvero gli Organi a ciò preposti.
Infatti bisogna ricordare che si era nobili se ciò era accertato dallo Stato e
confermato dal sovrano, come da nota n.
2.
Alla luce di quanto esposto ne consegue che la terza classe nobiliare era
quella che veniva accertata da constatazione legale e che riguardava quindi
famiglie di nobiltà recente e non generosa.
Infatti, come prescrisse il citato R.D. del 1756 ed il Real Dispaccio 1 agosto 1770 la nobiltà generosa poteva aversi solo dal lungo
possesso di feudi; concessione del sovrano; o supreme cariche nella milizia,
nella
magistratura o nelle dignità ecclesiastiche.
Ne consegue che la terza classe presupponeva che una famiglia di tale ordine
NON fosse di nobiltà generosa (almeno 200 anni), altrimenti sarebbe rientrata
nella prima classe, se ne aveva quindi i requisiti.
Quindi era necessariamente una "nobiltà recente" (di un
centinaio di anni, ovvero 3 generazioni), divenuta
tale per vari requisiti di "more nobilium" (nobili "di
fatto"), ma che per essere ufficializzata (nobili "de jure"),
doveva essere constatata.
Ma tale constatazione era in
sostanza una DICHIARAZIONE della nobiltà della famiglia e non l'inizio della
nobiltà stessa (come si verificava quando la nobiltà
era concessa).
La nobiltà di terza classe necessitava quindi di:
1) Requisito delle 3 generazioni (circa 90/100 anni) di vissuto "more
nobilium";
2) Constatazione/dichiarazione di tale vissuto "more nobilium"
(mediante accertamento da parte di Organi competenti e
conseguente regio consenso ed esecutorato).
Tali famiglie quindi divenivano nobili di 3° grado se ottenevano sentenze
favorevoli dai tribunali nobiliari competenti in ciò, se ottenevano Cavalieri
di Malta di giustizia, etc.
In tale modo risulta chiaro come non si potesse confondere una famiglia
"civile" da una famiglia nobile del terzo grado. Ed è chiaro come per
entrare in questo grado necessitasse la constatazione
di tale nobiltà (che riconosceva uno stato giuridico nobiliare "di
fatto": ovvero il more
nobilium).
Per essere quindi nobili semplici, ovvero della terza classe, era
indispensabile che ciò venisse constatato, altrimenti chiunque si sarebbe
potuto definire "nobile" e chiunque avrebbe preteso privilegi,
esenzioni, riguardi etc. spettanti alla nobiltà.
L'accertamento dello status nobiliare quindi serviva ad
evitare l'inflazione della nobiltà e la confusione fra il ceto medio
"civile" ed i nobili del terzo ordine (come distinse il Real
Dispaccio del 1774).
Occorreva quindi una constatazione di tale tipo di nobiltà e chi poteva
constatare, ovvero accertare tale status nobiliare era
solo il sovrano e/o i suoi rappresentanti, ovvero gli Organi a ciò preposti.
L'errata presunzione che una famiglia potesse diventare "nobile" automaticamente,
ascendendo al rango sociale senza nessun necessario riconoscimento
giuridico non solo è errata ma fuorviante e produttiva di ulteriori errori.
Lo
scopo recondito di tale concetto è spogliare la nobiltà del suo connotato
giuridico e del suo indissolubile legame con la
sovranità statale.
Come
se si potesse essere nobili anche se il sovrano non lo
riconosceva o non lo accettava.
In base a
tale errata supposizione le famiglie del secondo ceto sociale, quello
"medio" (da Regio Dispaccio del 1774) sarebbero automaticamente
entrate nel terzo grado della nobiltà dopo 3 generazioni vissute "more
nobilium".
Ma quando
sarebbero state computate tali 3 generazioni? E quando
sarebbero state accertate? E da chi? Dall'opinione pubblica locale? Dai
nobili locali anche se non riuniti in Seggio? Dalla stessa famiglia che si
autodefiniva divenuta nobile, o meglio nobile da secoli?
Ed in
questo caso? Sarebbe stata di nobiltà generosa allora? E
non avrebbe dovuto avere uno dei requisiti di tale Primo grado di Nobiltà?
Quindi il
ceto medio non sarebbe nemmeno esistito, ma sarebbe stato TUTTO un ceto di
provvisoria transizione? Ed invece esistette (come
specificò il citato R.D. del 1774) ed anche se fu effettivamente l'origine di
varie nuove famiglie nobilitate.
Secondo il falso criterio della "nobilitazione
automatica" qualunque famiglia si sarebbe dichiarata nobile dopo 3
generazioni vissute "more nobilium".
Immaginiamo
allora che inflazioni di nobili e quante famiglie che avrebbero iniziato a
pretendere privilegi nobiliari a loro "spettanti".
La
"nobilitazione automatica" è invece contraria al principio ribadito
dalla monarchia borbonica secondo il quale solo al
sovrano spetta la creazione/concessione, conferma e riconoscimento della
nobiltà in quanto essa materia di Stato e diritto di regalia.
Giacchè
si è nobili in uno Stato solo se il sovrano (o i suoi organi a ciò posti)
riconosce tale nobiltà.
E
tale è il concetto chiarissimamente ribadito dalla
monarchia borbonica.
Quindi
fra le due tesi contrapposte della "nobilitazione automatica"
(nobiltà extra legem) e della "nobiltazione statale" (nobilità
ex lege) è evidente come quest'ultima sia la vera e sola nobiltà che
esisteva e come la prima sia solo una menzogna comoda
per quanti hanno preteso di dirsi discendenti da famiglie "nobili"
solo perchè essere vivevano "more nobilium" o semplicemente erano
ricche.
Infatti
non riconoscendo la necessità di un riconoscimento legale della nobiltà di una
famiglia chiunque si sarebbe potuto dire nobile e chiunque oggi può dirsi
discendente da famiglia "nobile".
Quindi il
paradigma per definire una famiglia "nobile" è accertare
che essa abbia avuto un formale e legale attestato di
tale status (concessione ex novo, come un feudo, oppure dichiarazione
dello status quo di nobiltà, come l'iscrizione ad un Seggio Nobiliare, oppure
una documentazione attestante un avo nobilitato per una carica illustre; oppure
una prova nobiliare in un processo legale, presso tribunale nobiliare, statale
o Ordine Malta, Costantiniano o Guardia del Corpo a cavallo).
Da
notare poi anche il concetto di DEGRADAZIONE della nobiltà (vedi nota n. 3).
[2] Il diritto di portare titoli
nobiliari necessitava del consenso regio. Sempre.
Perchè infatti "la nobiltà non può essere
concessa da altri che dal re mediante cedola regia" (Regio Dispaccio 28
ottobre 1758) e che per essa era indispensabile il regio esecutorato (regio
exequatur) giacchè tutto ciò che era regalia non poteva supplirsi "né per
tempo, né per congettura e nè per equipollenza" (Regi Dispacci 16 aprile
1711 e 18 febbraio 1771).
Infatti bisogna ricordare poi che si era nobili se ciò era accertato dallo
Stato e confermato dal sovrano, come da Real Dispaccio del 19 febbraio 1757 che
specificava "... esser l'aggregazione alla nobiltà causa di Stato ch