PATRIZIATO

E

NOBILTA’

NEL REGNO DI NAPOLI

 

a cura di Giovanni Grimaldi

(famiglia_grimaldi@libero.it)

 

Il concetto generico di Nobiltà (da vedere le relative note in calce)

 

 

La nobiltà generata dal riconoscimento di istituzioni locali (nobiltà cittadina) è stata a lungo oggetto di discussioni, fraintendimenti e confusioni.

Il problema nasce dalla poca conoscenza del concetto di Nobiltà non feudale, ovvero la Nobiltà patriziale e prima ancora dal concetto stesso di “Nobile”[1].

Nel Regno di Napoli, però, in epoca borbonica (1734-1860), si ebbero varie norme che specificarono e distinsero tale tipo di Nobiltà patriziale (sia in senso stretto che la nobiltà civica), ma i termini Patrizio o Nobile furono sinonimi dello stesso titolo indicante “Nobile cittadino” ed infatti quali eventuali distinzioni, che erano tipologiche e non qualitative. Ed anche tale nobiltà necessitava, ovviamente, del consenso regio per essere accertata e goduta[2].

 

 

LE CITTA’ REGIE DEL REGNO DI NAPOLI

 

 

Il primo requisito fondamentale che produceva nobiltà era l’affrancamento dalla condizione servile.

Le famiglie che vivevano in città regie e che quindi erano direttamente sudditi del sovrano, ovvero non sottoposte a feudatari, avevano il primo requisito per ascendere alla nobiltà attraverso il vissuto “more nobilium” (vedi nota 1).

 

Tali famiglie poi potevano riunirsi in un Collegio dei Nobili che era il Seggio Nobiliare (a Napoli detto anticamente anche Sedile o Tocco), riconosciuto dal Sovrano o dagli Organi competenti come il Collaterale Consiglio.

 

Le città regie del Regno di Napoli erano queste

 

 

 

IL PATRIZIATO:

 

 

Il Patriziato era dunque la nobiltà prodotta da città regie e costituita da Seggi Nobiliari.

 

I primi due requisiti per l’esistenza di un Patriziato erano:

 

-         città regia

-         Seggio Nobiliare

 

 

Dunque nelle Città Regie (o Demaniali), ovvero città  patrimonio della corona, i nobili locali se erano riuniti in un Seggio Nobiliare (o più seggi per le città maggiori), creato ex novo dal Sovrano oppure da esso riconosciuto (anche tramite i suoi Organi), costituivano la nobiltà cittadina, il patriziato.

 

In esso si riunivano le famiglie nobili che erano state ascritte dall'origine (o la cui ascrizione era "ab immemorabili") e quelle che si iscrivevano in seguito.

A tale Seggio, infatti,  potevano aggregarsi altre famiglie nobili, con privilegio di gradimento e di veto da parte degli altri nobili (Seggio Chiuso) oppure no (Seggio Aperto).

 

Dal 1693 l'Ordine di Malta, molto rispettato in materia nobiliare anche dal Regno di Napoli, restrinse l'accesso nelle sue fila  a quelle famiglie che dopo tale data avessero continuato a vivere in città feudali.

Si considerò quindi il principio della degradazione della nobiltà in città infeudate.

 

Con Real Dispaccio del 27 novembre 1780 il sovrano specificò però che non decadevano dalla nobiltà le famiglie che pur vivendo in città feudali appartenevano alla nobiltà locale riunita in Seggi Nobiliari.

Ovvero Seggi esistenti da epoca antecedente l’infeudazione oppure seggi creati in epoca feudale e riconosciuti dal Sovrano attraverso il Collaterale Consiglio.

Quindi una famiglia restava nobile si apparteneva ad un Seggio Nobiliare, anche se in città infeudata, purchè comunque tale seggio nobiliare fosse continuato ad esistere, e che la famiglia fosse in esso ascritta, anche in epoca feudale.

 

Come detto i termini “Patrizio” o “Nobile” furono sinonimi dello stesso titolo indicante “Nobile cittadino”.

Per comodità, per evitare confusioni e per seguire la prassi, distingueremo in “Patrizi” i Nobili ascritti a Seggi Nobiliari Chiusi e con il termine “Nobili di città” i Nobili ascritti a Seggi Nobiliari Aperti.

 

 

 

TIPOLOGIE:

 

 

 

Le distinzioni fra i vari tipi di Nobiltà patriziale (distinzioni tipologiche e non qualitative) con i relativi requisiti che possono permetterne l’individuazione e la distinzione, erano dunque le seguenti:

 

 


1) Patrizi (ovvero Nobili di Seggio Chiuso):


- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non sottoposte a feudatari);
- viventi nettamente separati dagli altri nobili locali e dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Nobiliare chiuso (al quale non potevano accedere altri se non voluti dai patrizi già ascritti):
- godenti del diritto monopolistico (esclusivo) dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);

 


2) Nobili di città (nobiltà civica; ovvero Nobili di Seggio Aperto):


- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non sottoposte a feudatari);
- viventi separati dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Nobiliare Aperto (detta “vera separazione”) riservato ai soli nobili locali, al quale potevano accedere però anche altri nobili, richiedendolo al Seggio Nobiliare stesso oppure al Sovrano se non erano stati accettati dai nobili già ascritti;
- godenti del diritto esclusivo dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);

 

 

3) Nobili locali

 

 

A)    Nobili locali in città regie o demaniali

 

- 1) nobili abitanti di città regie dove esisteva Patriziato cittadino o Nobiltà civica (ovvero Nobili di Seggio Aperto o Chiuso), ma non ascritti a tali Seggi (nobili fuori seggio, ovvero estranei al Patriziato locale);

- 2) oppure abitanti di città regie dove non esisteva patriziato locale o nobiltà civica;

- 3) oppure nobili viventi in città feudali ma dove esisteva patriziato locale o nobiltà civica (e quindi la condizione feudale della città non aveva fatto decadere la nobiltà dei patrizi locali);
- viventi separati dal popolo;

- uniti in un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);

oppure non riuniti in nessuna associazione riservata ai soli nobili; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale (con l’Universitas cittadina, oppure con il feudatario del luogo, ecc.);

 

 

B)    Nobili locali in città feudali

 

- nobili viventi in città feudali ma dove esisteva patriziato locale o nobiltà civica (e quindi la condizione feudale della città non aveva fatto decadere la nobiltà dei patrizi locali[3]);
- viventi separati dal popolo;

- uniti in un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);

oppure non riuniti in nessuna associazione riservata ai soli nobili; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale (con l’Universitas cittadina, oppure con il feudatario del luogo, ecc.);

 

 

Quindi ricapitolando potevano esistere:

 

1)      Città Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto) ovvero con i Patrizi cittadini;

2)      Città Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero con i Patrizi cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi nobiliari, ovvero nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro);

3)      Città Regie senza Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili locali non erano riuniti in collegi o seggi;

4)      Città feudali con Seggio(i) Nobiliare(i) (anteriore alla feudalità o costituito dopo), ovvero con i Patrizi cittadini;

5)      Città feudali con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero con i Patrizi cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi nobiliari, ovvero nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro); tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693

6)      Città feudali senza Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili locali non erano riuniti in collegi o seggi nobiliari; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693;

 

 

CONSIDERAZIONI

 

 

Quindi i requisiti per l’esistenza di un Patriziato erano:

 

-         città regia con Seggio Nobiliare

-         città feudale con Seggio Nobiliare riconosciuto

 

Ne consegue che requisito fondamentale ed indispensabile era l’esistenza di un Seggio Nobiliare cittadino.

 

Tale esistenza venne constatata/confermata da autorità ed organi a ciò preposti, ad esempio con Reali Dispacci, Consulte della Camera di S. Chiara etc.

 

Il principio fondamentale è dunque:

Esiste il Patriziato cittadino in una data città (regia o feudale) solo se esiste un Seggio Nobiliare cittadino.

Sono Patrizi Cittadini SOLO quelle famiglie nobili locali ascritte a tale Seggio.

 

 

Quindi non esisteva il Patriziato cittadino in città regie dove vivevano famiglie nobili ma dove non esisteva un Seggio Nobiliare.

Se in una città regie esisteva invece un Seggio Nobiliare una determinata famiglia nobile, ivi vivente, faceva parte del Patriziato cittadino se era ascritta a tale Seggio Nobiliare.

Ma nelle città regie una famiglia nobile anche se non ascritta a Seggi Nobiliari ed anche se non godente del Patriziato cittadino non decadeva dalla sua nobiltà.

 

In città feudali invece non esisteva il Patriziato cittadino se non vi era un Seggio Nobiliare riconosciuto.

Ed i nobili locali che ivi vivevano, per essere Patrizi e per non decadere dalla nobiltà, dovevano essere ascritti a tale Seggio.

Quindi nelle città feudali una famiglia nobile non ascritta a Seggi Nobiliari e non godente del Patriziato cittadino decadeva dalla sua nobiltà.

 

Ne consegue che dopo il 1693 fu applicato il principio che:

Una famiglia nobile che vive stabilmente in una città feudale dove non è iscritta ad un Seggio Nobiliare locale decade dalla sua nobiltà.

 

 

 

 

PATRIZIATI CITTADINI

 

 

1)     Patriziati di Seggio Chiuso

 

1.      Napoli. (città Regia)

2.      L'Aquila (1612);

3.      Cosenza (link esterno)

4.      Gaeta (LT); città Regia

5.      Reggio Calabria

 

 

2)     Patriziati di Seggio Aperto

 

1.      Altamura; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto (1513)

2.      Andria

3.      Amalfi (Salerno)

4.      Amantea (Cosenza)

5.      Ariano

6.      Aversa (Napoli); (città Regia)

7.      Bari.

8.      Benevento

9.      Capua (CE) aveva città Regia con Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

10.  Caserta

11.  Castelvetere

12.  Castrovillari

13.  Catanzaro; (link esterno) ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto

14.  Chieti; ebbe Seggio Nobiliare Aperto (1790)

15.  Cotrone

16.  Foggia

17.  Gallipoli

18.  Giovinazzo (Bari)

19.  Lecce

20.  Lucera (Foggia)

21.  Manfredonia

22.  Massalubrense

23.  Matera

24.  Messina

25.  Molfetta

26.  Montalto (CS)

27.  Montecorvino

28.  Nocera dei Pagani (oggi Pagani e Nocera Inferiore, SA); (la città era divisa in vari paesi a se stanti; l’antica Nocera Corpo, attuale Nocera Superiore, era il paese infeudato);

29.  Oppido Mamertina

30.  Otranto

31.  Penne

32.  Pozzuoli (Napoli)

33.  Ravello (Napoli)

34.  Rossano

35.  Salerno

36.  Sarno

37.  Scala (Napoli)

38.  Sessa Aurunca (città che ebbe antico ed illustre patriziato di Seggio Nobiliare Aperto)

39.  Sorrento (Napoli)

40.  Stilo

41.  Sulmona; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto (1514)

42.  Taverna

43.  Teano

44.  Terranova

45.  Trani (Bari)

46.  Tramonti

47.  Troia

48.  Tropea (Catanzaro)

 

 

 

 

 

La Nobiltà patriziale dell’ex Regno delle Due Sicilie in epoca sabauda 

 

 

 

In epoca sabauda (1860-1945), con la creazione del Regno d’Italia, la Consulta Araldica del Regno e le varie Commissioni regionali valutarono, spesso con giudizi opinabili, gli accertamenti ed una distinzione fra Patriziati e Nobiltà civiche dell’ex Regno delle Due Sicilie.

Essendo gli accertamenti effettuati non d’ufficio, ma su richiesta delle parti interessate, molte famiglie e molte nobiltà cittadine, che avevano diritto ad eventuali riconoscimenti, furono purtroppo ignorate oppure declassate e considerate Nobiltà civiche invece di Patriziati o peggio ancora non aventi diritto a godere riconoscimento di nobiltà civica.

La Consulta introdusse anche il criterio di distinzione qualitativa fra Patriziati e Nobiltà civiche, elevandola dignità delle prime come superiori (erroneamente) alle seconde e creando ulteriori fraintendimenti ed errori.

 

 

 

1) PATRIZIATI (riconosciuti dalla monarchia sabauda)

 

 

  1. Amalfi (Salerno)

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Amantea (Cosenza)

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Aquila

aveva Seggio Nobiliare Chiuso (1612); riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Aversa (Napoli)

ebbe Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Bari.

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Benevento

ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (per maschi e femmine)

  1. Cosenza (link esterno)

aveva Seggio Nobiliare Chiuso; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Giovinazzo (Bari)

ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Lucera (Foggia)

aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Napoli.

riconosciuto titolo di Patrizio Napoletano (m.)

  1. Pozzuoli (Napoli)

aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Ravello (Napoli)

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.) (nel 1906)

  1. Salerno

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Scala (Napoli)

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Sorrento (Napoli)

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Trani (Bari)

ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

  1. Tropea (Catanzaro)

riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)

 

 

 

2) NOBILTA’ CIVICHE (riconosciute dalla monarchia sabauda)

 

 

 

  1. Barletta (Bari)

aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Bitonto (Bari)

aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Capua (CE)

aveva città Regia con Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Crotone (Catanzaro)

riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Gaeta (LT)

ebbe antico Seggio Nobiliare Chiuso, ma fu riconosciuto solo Aperto con titolo di Nobile di (m.)

  1. Lettere (Napoli)

riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Monopoli (Bari)

ebbe Seggio Nobiliare; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Nola (Napoli)

aveva Seggio Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Reggio Calabria

ebbe antico Seggio Nobiliare Chiuso ma fu riconosciuto solo come Seggio Nobiliare Aperto con titolo di Nobile di (m. e f.)

  1. Sanseverino.

riconosciuto titolo di Nobile di (m. e f.)

  1. Taranto

riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

  1. Taverna (Catanzaro)

riconosciuto titolo di Nobile di (m.)

 

 

 

 

PATRIZIATI O NOBILTA’ CIVICHE ANTICHI NON RICONOSCIUTI dalla Consulta (vari)

 

 

1.      Altamura; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto (1513)

2.      Andria;

3.      Ariano; (ebbe Seggio Nobiliare aperto)

4.      Caserta;

5.      Castelvetere;

6.      Castrovillari;

7.      Catanzaro; (link esterno) (ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto)

8.      Chieti; ebbe Seggio Nobiliare Aperto (1790)

9.      Corigliano;

10.  Cotrone (riconosciuta solo Nobiltà civica);

11.  Foggia;

12.  Gallipoli; ebbe Seggio Nobiliare

13.  Lecce; ebbe Seggio Nobiliare

14.  Manfredonia;; ebbe Seggio Nobiliare

15.  Massalubrense;

16.  Matera; ebbe Seggio Nobiliare Aperto

17.  Messina;

18.  Molfetta (CS);

19.  Montecorvino;

20.  Moltalto (CS);

21.  Nocera dei Pagani (oggi Pagani e Nocera Inferiore, SA);

(la città era divisa in vari paesi a se stanti; l’antica Nocera Corpo, attuale Nocera Superiore, era il paese infeudato);

22.  Oppido Mamertina;

  1. Otranto;

24.  Penne;

25.  Rossano;

26.  Sarno;

27.  Sessa Aurunca;

(città che ebbe antico ed illustre patriziato di Seggio Nobiliare Aperto)

28.  Stilo; ebbe Seggio Nobiliare Aperto

29.  Sulmona; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto (1514)

30.  Taverna ; ebbe Seggio Nobiliare Aperto, ma fu riconosciuta solo Nobiltà civica;

31.  Teano;

32.  Terranova;

33.  Tramonti;

34.  Troia;

 

 

3) NOBILTA’ LOCALI

 

 

A)   Città regie

 

 

1.      Capri ed Anacapri

2.      Cava de’ Tirreni (SA)

(in Cava non vi fu mai formale distinzione di Nobili e organi riservati ai soli nobili)

3.      Gragnano;

4.      Maratea

5.      Melfi

6.      Lagonegro

7.      Rivello

8.      Tolve

 

 

 

 

B)   Città feudali con nobiltà locale

 

 

1.     Bisignano (CS)

2.     Capaccio (SA)

3.     Castellammare (NA); ebbe Seggio Nobiliare Aperto

4.     Campagna (SA)

5.     Eboli

6.     Gerace

7.     Lavello

8.     Modugno; ebbe Seggio Nobiliare

9.     Policastro

10. Seminara

11. Squillace

12. Traetto

13. Terlizzi

14. Venafro

15. Vico Equense (NA)

 

 

 

 

 

ALTRE CITTA’ CHE EBBERO FAMIGLIE DISTINTE E NOBILI

 

 

1.      Ischia

 

 

 

 

 

INDICE

 

 

 

 

 

 

 



[1] Uno degli argomenti meno chiari ai più che si interessano della nobiltà in epoca borbonica è dunque il concetto di nobiltà generica, ovvero la nobiltà cosiddetta "semplice" (non scaturita da titolo feudale o formale riconoscimento regio).

E soprattutto come e quando si acquisiva nobiltà.

In sostanza in che modo e quando una famiglia potesse definirsi nobile anche se non era di nobiltà generosa, cioè quando non aveva avuto e posseduto feudi, non aveva avuto concessioni nobiliari dal sovrano oppure non discendeva da personaggi che avevano rivestito alte dignità producenti nobiltà.

Ovvero la nobiltà del terzo grado.

 

Il Reale Dispaccio del 25 gennaio 1756 infatti regolò la Nobiltà in tre grandi e distinse la Nobiltà generosa, la Nobiltà di privilegio e la Nobiltà legale (o civile).

 

"La terza chiamata Legale, o sia Civile comprenda quelli, i quali facciano
costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città
demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e
comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono
sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene"


Per essere quindi nobili “semplici”, ovvero della terza classe, era indispensabile avere i requisiti di tre generazioni vissute more nobilium (Real Dispaccio del 1743) ed era indispensabile che ciò venisse constatato.

Altrimenti chiunque si sarebbe potuto definire "nobile"?

Chiunque avrebbe preteso privilegi, esenzioni, riguardi etc. spettanti alla nobiltà?
E si sarebbe così creata inflazione della nobiltà e confusione fra il ceto
medio "civile" ed i nobili del terzo ordine (come distinse il Real Dispaccio del 1774).
Occorreva quindi una constatazione di tale tipo di nobiltà.
Ma chi poteva constatare, ovvero accertare tale status nobiliare?
Il sovrano e/o i suoi rappresentanti, ovvero gli Organi a ciò preposti.

Infatti bisogna ricordare che si era nobili se ciò era accertato dallo Stato e confermato dal sovrano, come da nota n. 2.

Alla luce di quanto esposto ne consegue che la terza classe nobiliare era quella che veniva accertata da constatazione legale e che riguardava quindi famiglie di nobiltà recente e non generosa.
Infatti, come prescrisse il citato R.D. del 1756 ed il Real Dispaccio 1 agosto 1770 la nobiltà generosa poteva aversi solo dal lungo possesso di feudi; concessione del sovrano; o supreme cariche nella milizia, nella
magistratura o nelle dignità ecclesiastiche.


Ne consegue che la terza classe presupponeva che una famiglia di tale ordine NON fosse di nobiltà generosa (almeno 200 anni), altrimenti sarebbe rientrata nella prima classe, se ne aveva quindi i requisiti.
Quindi era necessariamente una "nobiltà recente" (di un centinaio di anni, ovvero 3 generazioni), divenuta tale per vari requisiti di "more nobilium" (nobili "di fatto"), ma che per essere ufficializzata (nobili "de jure"), doveva essere constatata.

Ma tale constatazione era in sostanza una DICHIARAZIONE della nobiltà della famiglia e non l'inizio della nobiltà stessa (come si verificava quando la nobiltà era concessa).


La nobiltà di terza classe necessitava quindi di:


1) Requisito delle 3 generazioni (circa 90/100 anni) di vissuto "more nobilium";
2) Constatazione/dichiarazione di tale vissuto "more nobilium" (mediante accertamento da parte di Organi competenti e conseguente regio consenso ed esecutorato).

Tali famiglie quindi divenivano nobili di 3° grado se ottenevano sentenze favorevoli dai tribunali nobiliari competenti in ciò, se ottenevano Cavalieri di Malta di giustizia, etc.

In tale modo risulta chiaro come non si potesse confondere una famiglia "civile" da una famiglia nobile del terzo grado. Ed è chiaro come per entrare in questo grado necessitasse la constatazione di tale nobiltà (che riconosceva uno stato giuridico nobiliare "di fatto": ovvero il more nobilium).

Per essere quindi nobili semplici, ovvero della terza classe, era indispensabile che ciò venisse constatato, altrimenti chiunque si sarebbe potuto definire "nobile" e chiunque avrebbe preteso privilegi, esenzioni, riguardi etc. spettanti alla nobiltà.
L'accertamento dello status nobiliare quindi serviva ad evitare l'inflazione della nobiltà e la confusione fra il ceto medio "civile" ed i nobili del terzo ordine (come distinse il Real Dispaccio del 1774).
Occorreva quindi una constatazione di tale tipo di nobiltà e chi poteva constatare, ovvero accertare tale status nobiliare era solo il sovrano e/o i suoi rappresentanti, ovvero gli Organi a ciò preposti.

L'errata presunzione che una famiglia potesse diventare "nobile" automaticamente, ascendendo al rango sociale senza nessun necessario riconoscimento giuridico non solo è errata ma fuorviante e produttiva di ulteriori errori.

Lo scopo recondito di tale concetto è spogliare la nobiltà del suo connotato giuridico e del suo indissolubile legame con la sovranità statale.

Come se si potesse essere nobili anche se il sovrano non lo riconosceva o non lo accettava.

In base a tale errata supposizione le famiglie del secondo ceto sociale, quello "medio" (da Regio Dispaccio del 1774) sarebbero automaticamente entrate nel terzo grado della nobiltà dopo 3 generazioni vissute "more nobilium".

Ma quando sarebbero state computate tali 3 generazioni? E quando sarebbero state accertate? E da chi? Dall'opinione pubblica locale? Dai nobili locali anche se non riuniti in Seggio? Dalla stessa famiglia che si autodefiniva divenuta nobile, o meglio nobile da secoli?

Ed in questo caso? Sarebbe stata di nobiltà generosa allora? E non avrebbe dovuto avere uno dei requisiti di tale Primo grado di Nobiltà?

Quindi il ceto medio non sarebbe nemmeno esistito, ma sarebbe stato TUTTO un ceto di provvisoria transizione? Ed invece esistette (come specificò il citato R.D. del 1774) ed anche se fu effettivamente l'origine di varie nuove famiglie nobilitate.
Secondo il falso criterio della "nobilitazione automatica" qualunque famiglia si sarebbe dichiarata nobile dopo 3 generazioni vissute "more nobilium".

Immaginiamo allora che inflazioni di nobili e quante famiglie che avrebbero iniziato a pretendere privilegi nobiliari a loro "spettanti".

La "nobilitazione automatica" è invece contraria al principio ribadito dalla monarchia borbonica secondo il quale solo al sovrano spetta la creazione/concessione, conferma e riconoscimento della nobiltà in quanto essa materia di Stato e diritto di regalia.

Giacchè si è nobili in uno Stato solo se il sovrano (o i suoi organi a ciò posti) riconosce tale nobiltà.

E tale è il concetto chiarissimamente ribadito dalla monarchia borbonica.

 

Quindi fra le due tesi contrapposte della "nobilitazione automatica" (nobiltà extra legem) e della "nobiltazione statale" (nobilità ex lege) è evidente come quest'ultima sia la vera e sola nobiltà che esisteva e come la prima sia solo una menzogna comoda per quanti hanno preteso di dirsi discendenti da famiglie "nobili" solo perchè essere vivevano "more nobilium" o semplicemente erano ricche.

Infatti non riconoscendo la necessità di un riconoscimento legale della nobiltà di una famiglia chiunque si sarebbe potuto dire nobile e chiunque oggi può dirsi discendente da famiglia "nobile".

Quindi il paradigma per definire una famiglia "nobile" è accertare che essa abbia avuto un formale e legale attestato di tale status (concessione ex novo, come un feudo, oppure dichiarazione dello status quo di nobiltà, come l'iscrizione ad un Seggio Nobiliare, oppure una documentazione attestante un avo nobilitato per una carica illustre; oppure una prova nobiliare in un processo legale, presso tribunale nobiliare, statale o Ordine Malta, Costantiniano o Guardia del Corpo a cavallo).

 

Da notare poi anche il concetto di DEGRADAZIONE della nobiltà (vedi nota n. 3).

 

 

 

[2] Il diritto di portare titoli nobiliari necessitava del consenso regio. Sempre. Perchè infatti "la nobiltà non può essere concessa da altri che dal re mediante cedola regia" (Regio Dispaccio 28 ottobre 1758) e che per essa era indispensabile il regio esecutorato (regio exequatur) giacchè tutto ciò che era regalia non poteva supplirsi "né per tempo, né per congettura e nè per equipollenza" (Regi Dispacci 16 aprile 1711 e 18 febbraio 1771).
Infatti bisogna ricordare poi che si era nobili se ciò era accertato dallo Stato e confermato dal sovrano, come da Real Dispaccio del 19 febbraio 1757 che specificava "... esser l'aggregazione alla nobiltà causa di Stato ch