PATRIZIATO
E
NOBILTA’
a cura di Giovanni Grimaldi
Il concetto
generico di Nobiltà (da
vedere le relative note in calce)
La nobiltà generata dal riconoscimento
di istituzioni locali (nobiltà cittadina) è stata a lungo oggetto di
discussioni, fraintendimenti e confusioni.
Il problema nasce dalla poca
conoscenza del concetto di Nobiltà non feudale, ovvero
Nel Regno di Napoli, però, in epoca
borbonica (1734-1860), si ebbero varie norme che specificarono e distinsero
tale tipo di Nobiltà patriziale (sia in senso stretto che la nobiltà civica),
ma i termini Patrizio o Nobile furono sinonimi dello stesso titolo indicante
“Nobile cittadino” ed infatti quali eventuali distinzioni, che erano
tipologiche e non qualitative. Ed anche tale nobiltà necessitava, ovviamente,
del consenso regio per essere accertata e goduta.
LE CITTA’ REGIE DEL REGNO DI NAPOLI
Il primo requisito fondamentale che
produceva nobiltà era l’affrancamento dalla condizione servile.
Le famiglie che vivevano in città
regie e che quindi erano direttamente sudditi del sovrano, ovvero non
sottoposte a feudatari, avevano il primo requisito per ascendere alla nobiltà
attraverso il vissuto “more nobilium” (vedi nota 1).
Tali famiglie poi potevano riunirsi
in un Collegio dei Nobili che era il Seggio Nobiliare (a Napoli
detto anticamente anche Sedile o Tocco), riconosciuto dal Sovrano o dagli
Organi competenti come il Collaterale Consiglio.
Le città regie del Regno di Napoli
erano queste
IL PATRIZIATO:
Il Patriziato era dunque la nobiltà
prodotta da città regie e costituita da Seggi Nobiliari.
I primi due requisiti per l’esistenza
di un Patriziato erano:
città regia
Seggio Nobiliare
Dunque nelle Città Regie (o
Demaniali), ovvero città patrimonio della corona, i nobili locali se
erano riuniti in un Seggio Nobiliare (o più seggi per le città maggiori),
creato ex novo dal Sovrano oppure da esso riconosciuto (anche tramite i suoi
Organi), costituivano la nobiltà cittadina, il patriziato.
In esso si riunivano le famiglie
nobili che erano state ascritte dall'origine (o la cui ascrizione era "ab
immemorabili") e quelle che si iscrivevano in seguito.
A tale Seggio, infatti,
potevano aggregarsi altre famiglie nobili, con privilegio di gradimento e di
veto da parte degli altri nobili (Seggio Chiuso) oppure no (Seggio Aperto).
Dal
Si considerò quindi il principio
della degradazione della nobiltà in città infeudate.
Con Real Dispaccio del 27 novembre
1780 il sovrano specificò però che non decadevano dalla nobiltà le famiglie che
pur vivendo in città feudali appartenevano alla nobiltà locale riunita in Seggi
Nobiliari.
Ovvero Seggi esistenti da epoca
antecedente l’infeudazione oppure seggi creati in epoca feudale e riconosciuti
dal Sovrano attraverso il Collaterale Consiglio.
Quindi una famiglia restava nobile
si apparteneva ad un Seggio Nobiliare, anche se in città infeudata, purchè
comunque tale seggio nobiliare fosse continuato ad esistere, e che la famiglia
fosse in esso ascritta, anche in epoca feudale.
Come detto i termini “Patrizio” o
“Nobile” furono sinonimi dello stesso titolo indicante “Nobile cittadino”.
Per comodità, per evitare confusioni
e per seguire la prassi, distingueremo in “Patrizi” i Nobili ascritti a Seggi
Nobiliari Chiusi e con il termine “Nobili di città” i Nobili ascritti a Seggi
Nobiliari Aperti.
TIPOLOGIE:
Le distinzioni fra i vari tipi di
Nobiltà patriziale (distinzioni solo tipologiche e non
qualitative) con i relativi requisiti che possono permetterne
l’individuazione e la distinzione, erano dunque le seguenti:
1) Patrizi (ovvero Nobili di
Seggio Chiuso):
- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non
sottoposte a feudatari);
- viventi nettamente separati dagli altri nobili locali e
dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Nobiliare chiuso
(al quale non potevano accedere altri se non voluti dai patrizi già ascritti):
- godenti del diritto monopolistico (esclusivo)
dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe
ecclesiastiche);
2) Nobili
di città (nobiltà civica; ovvero Nobili di Seggio Aperto,
detti anche loro genericamente anche “Patrizi”):
- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non
sottoposte a feudatari);
- viventi separati dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Nobiliare Aperto
(detta “vera separazione”) riservato ai soli nobili locali, al quale potevano
accedere però anche altri nobili, richiedendolo al Seggio Nobiliare stesso
oppure al Sovrano se non erano stati accettati dai nobili già ascritti;
- godenti del diritto esclusivo dell'accesso alle cariche
civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);
3) Nobili
locali
Nobili locali in città regie o demaniali
- 1) nobili
abitanti di città regie dove esisteva Patriziato cittadino o Nobiltà civica
(ovvero Nobili di Seggio Aperto o Chiuso), ma non ascritti a tali Seggi (nobili
fuori seggio, ovvero estranei al Patriziato locale);
- 2) oppure
abitanti di città regie dove non esisteva patriziato locale o nobiltà civica;
- 3) oppure
nobili viventi in città feudali ma dove esisteva patriziato locale o nobiltà
civica (e quindi la condizione feudale della città non aveva fatto decadere la
nobiltà dei patrizi locali);
- viventi separati dal popolo;
- uniti in
un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè
localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);
oppure non riuniti in nessuna associazione riservata ai soli
nobili; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale
(con l’Universitas cittadina, oppure con il feudatario del luogo, ecc.);
Nobili locali in città feudali
- nobili viventi
in città feudali ma dove esisteva patriziato locale o nobiltà civica (e quindi
la condizione feudale della città non aveva fatto decadere la nobiltà dei
patrizi locali);
- viventi separati dal popolo;
- uniti in
un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè
localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);
oppure non
riuniti in nessuna associazione riservata ai soli nobili; tale condizione fece
degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale
(con l’Universitas cittadina, oppure con il feudatario del luogo, ecc.);
Quindi ricapitolando potevano esistere:
Città Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto) ovvero
con i Patrizi cittadini;
Città Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero
con i Patrizi cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi
nobiliari, ovvero nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro);
Città Regie senza Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili
locali non erano riuniti in collegi o seggi;
Città feudali con Seggio(i) Nobiliare(i) (anteriore alla
feudalità o costituito dopo), ovvero con i Patrizi cittadini;
Città feudali con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto),
ovvero con i Patrizi cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri
Collegi nobiliari, ovvero nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro); tale
condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
Città feudali senza Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili
locali non erano riuniti in collegi o seggi nobiliari; tale condizione fece
degradare la nobiltà dopo il 1693;
CONSIDERAZIONI
Quindi i requisiti per l’esistenza
di un Patriziato erano:
- città regia con Seggio Nobiliare
- città feudale con Seggio Nobiliare riconosciuto
Ne consegue che requisito
fondamentale ed indispensabile era l’esistenza di un Seggio Nobiliare
cittadino.
Tale esistenza venne constatata/confermata
da autorità ed organi a ciò preposti, ad esempio con Reali Dispacci, Consulte
della Camera di S. Chiara etc.
Il principio fondamentale è dunque:
Esiste il Patriziato cittadino
in una data città (regia o feudale) solo se esiste un Seggio Nobiliare
cittadino.
Sono Patrizi Cittadini SOLO
quelle famiglie nobili locali ascritte a tale Seggio.
Quindi non esisteva il Patriziato cittadino in città
regie dove vivevano famiglie nobili ma dove non esisteva un Seggio
Nobiliare.
Se in una città regie esisteva invece un Seggio
Nobiliare una determinata famiglia nobile, ivi vivente, faceva parte del
Patriziato cittadino se era ascritta a tale Seggio Nobiliare.
Ma nelle città regie una famiglia nobile anche se non
ascritta a Seggi Nobiliari ed anche se non godente del Patriziato cittadino non
decadeva dalla sua nobiltà.
In città feudali invece non esisteva il Patriziato
cittadino se non vi era un Seggio Nobiliare riconosciuto.
Ed i nobili locali che ivi vivevano, per essere
Patrizi e per non decadere dalla nobiltà, dovevano essere ascritti a tale
Seggio.
Quindi nelle città feudali una famiglia nobile non
ascritta a Seggi Nobiliari e non godente del Patriziato cittadino decadeva
dalla sua nobiltà.
Ne consegue che dopo il 1693 fu applicato il principio
che:
Una famiglia nobile che vive stabilmente in una
città feudale dove non è iscritta ad un Seggio Nobiliare locale decade dalla
sua nobiltà.
PATRIZIATI
CITTADINI
Patriziati di Seggio
Chiuso (esempi)
Napoli. (città Regia)
L'Aquila (1612);
Cosenza (link esterno)
Gaeta (LT); città Regia
Reggio Calabria
Patriziati di Seggio
Aperto (esempi)
Altamura; ebbe antico Seggio Nobiliare Aperto (1513)
Andria
Amalfi (Salerno)
Amantea (Cosenza)
Ariano
Aversa (Napoli); (città Regia)
Benevento
Capua (CE) aveva città Regia con Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
Caserta
Castelvetere
Castrovillari
Catanzaro;
(link esterno) ebbe antico Seggio Nobiliare
Aperto
Chieti; ebbe Seggio Nobiliare
Aperto (1790)
Cotrone
Foggia
Gallipoli
Giovinazzo (Bari)
Lecce
Lucera (Foggia)
Manfredonia
Massalubrense
Matera
Messina
Molfetta
Montalto (CS)
Montecorvino
Nocera dei Pagani (oggi Pagani e Nocera Inferiore, SA); (la città era divisa in vari paesi a se stanti; l’antica Nocera Corpo, attuale Nocera Superiore, era il paese infeudato);
Oppido Mamertina
Otranto
Penne
Pozzuoli (Napoli)
Ravello (Napoli)
Rossano
Sarno
Scala (Napoli)
Sessa Aurunca (città che ebbe antico ed illustre patriziato di Seggio Nobiliare Aperto)
Sorrento (Napoli)
Stilo
Sulmona; ebbe antico Seggio
Nobiliare Aperto (1514)
Taverna
Teano
Terranova
Trani (Bari)
Tramonti
Troia
Tropea (Catanzaro)
In epoca sabauda (1860-1945), con la creazione del Regno
d’Italia,
Essendo gli accertamenti effettuati non d’ufficio, ma su
richiesta delle parti interessate, molte famiglie e molte nobiltà cittadine,
che avevano diritto ad eventuali riconoscimenti, furono purtroppo ignorate
oppure declassate e considerate Nobiltà civiche invece di Patriziati o peggio
ancora non aventi diritto a godere riconoscimento di nobiltà civica.
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Chiuso (1612); riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (per maschi e femmine)
aveva Seggio Nobiliare Chiuso; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio Napoletano (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.) (nel 1906)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare, riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
riconosciuto titolo di Patrizio di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
aveva Seggio Nobiliare Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
aveva città Regia con Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
ebbe antico Seggio Nobiliare Chiuso, ma fu riconosciuto solo Aperto con titolo di Nobile di (m.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
ebbe Seggio Nobiliare; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
aveva Seggio Aperto; riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
ebbe antico Seggio Nobiliare Chiuso ma fu riconosciuto solo come Seggio Nobiliare Aperto con titolo di Nobile di (m. e f.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m. e f.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
riconosciuto titolo di Nobile di (m.)
N.B. Molti furono i patriziati
e le nobiltà civiche non riconosciuti dalla Consulta
3) NOBILTA’ LOCALI
Città
feudali con nobiltà locale
ALTRE CITTA’ CHE
EBBERO FAMIGLIE DISTINTE E NOBILI
Ischia
Uno degli argomenti meno chiari ai più che si interessano della nobiltà in epoca borbonica è dunque il
concetto di nobiltà generica, ovvero la nobiltà cosiddetta "semplice"
(non scaturita da titolo feudale o formale riconoscimento regio).
E
soprattutto come e quando si acquisiva nobiltà.
In
sostanza in che modo e quando una famiglia potesse definirsi nobile
anche se non era di nobiltà generosa, cioè quando non aveva avuto e
posseduto feudi, non aveva avuto concessioni nobiliari dal sovrano oppure non
discendeva da personaggi che avevano rivestito alte dignità producenti nobiltà.
Ovvero la
nobiltà del terzo grado.
Il Reale Dispaccio del 25
gennaio 1756 infatti regolò
"La terza chiamata
Legale, o sia Civile comprenda quelli, i quali facciano
costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città
demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e
comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono
sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene"
Per essere quindi nobili “semplici”, ovvero della terza classe, era
indispensabile avere i requisiti di tre generazioni vissute more nobilium
(Real Dispaccio del 1743) ed era indispensabile che ciò venisse constatato.
Altrimenti chiunque si sarebbe
potuto definire "nobile"?
Chiunque avrebbe preteso
privilegi, esenzioni, riguardi etc. spettanti alla nobiltà?
E si sarebbe così creata inflazione della nobiltà e confusione fra il ceto
medio "civile" ed i nobili del terzo ordine (come distinse il Real
Dispaccio del 1774).
Occorreva quindi una constatazione di tale tipo di
nobiltà.
Ma chi poteva constatare, ovvero accertare tale status
nobiliare?
Il sovrano e/o i suoi rappresentanti, ovvero gli Organi a ciò preposti.
Infatti bisogna ricordare che si era nobili se ciò era accertato dallo Stato e
confermato dal sovrano, come da nota n. 2.
Alla luce di quanto esposto ne consegue che la terza classe nobiliare era
quella che veniva accertata da constatazione legale e che riguardava quindi
famiglie di nobiltà recente e non generosa.
Infatti, come prescrisse il citato R.D. del 1756 ed il Real Dispaccio 1 agosto 1770 la nobiltà generosa poteva aversi solo dal lungo
possesso di feudi; concessione del sovrano; o supreme cariche nella milizia,
nella
magistratura o nelle dignità ecclesiastiche.
Ne consegue che la terza classe presupponeva che una famiglia di tale ordine
NON fosse di nobiltà generosa (almeno 200 anni), altrimenti sarebbe rientrata
nella prima classe, se ne aveva quindi i requisiti.
Quindi era necessariamente una "nobiltà recente" (di un
centinaio di anni, ovvero 3 generazioni), divenuta
tale per vari requisiti di "more nobilium" (nobili "di
fatto"), ma che per essere ufficializzata (nobili "de jure"),
doveva essere constatata.
Ma tale constatazione era in
sostanza una DICHIARAZIONE della nobiltà della famiglia e non l'inizio della
nobiltà stessa (come si verificava quando la nobiltà
era concessa).
La nobiltà di terza classe necessitava quindi di:
1) Requisito delle 3 generazioni (circa 90/100 anni) di vissuto "more
nobilium";
2) Constatazione/dichiarazione di tale vissuto "more nobilium"
(mediante accertamento da parte di Organi competenti e
conseguente regio consenso ed esecutorato).
Tali famiglie quindi divenivano nobili di 3° grado se ottenevano sentenze
favorevoli dai tribunali nobiliari competenti in ciò, se ottenevano Cavalieri
di Malta di giustizia, etc.
In tale modo risulta chiaro come non si potesse confondere una famiglia
"civile" da una famiglia nobile del terzo grado. Ed è chiaro come per
entrare in questo grado necessitasse la constatazione
di tale nobiltà (che riconosceva uno stato giuridico nobiliare "di
fatto": ovvero il more nobilium).
Per essere quindi nobili semplici, ovvero della terza classe, era
indispensabile che ciò venisse constatato, altrimenti chiunque si sarebbe
potuto definire "nobile" e chiunque avrebbe preteso privilegi,
esenzioni, riguardi etc. spettanti alla nobiltà.
L'accertamento dello status nobiliare quindi serviva ad
evitare l'inflazione della nobiltà e la confusione fra il ceto medio
"civile" ed i nobili del terzo ordine (come distinse il Real
Dispaccio del 1774).
Occorreva quindi una constatazione di tale tipo di nobiltà e chi poteva
constatare, ovvero accertare tale status nobiliare era
solo il sovrano e/o i suoi rappresentanti, ovvero gli Organi a ciò preposti.
L'errata presunzione che una famiglia potesse diventare "nobile" automaticamente,
ascendendo al rango sociale senza nessun necessario riconoscimento
giuridico non solo è errata ma fuorviante e produttiva di ulteriori errori.
Lo
scopo recondito di tale concetto è spogliare la nobiltà del suo connotato
giuridico e del suo indissolubile legame con la
sovranità statale.
Come
se si potesse essere nobili anche se il sovrano non lo
riconosceva o non lo accettava.
In base a
tale errata supposizione le famiglie del secondo ceto sociale, quello
"medio" (da Regio Dispaccio del 1774) sarebbero automaticamente
entrate nel terzo grado della nobiltà dopo 3 generazioni vissute "more
nobilium".
Ma quando
sarebbero state computate tali 3 generazioni? E quando
sarebbero state accertate? E da chi? Dall'opinione pubblica locale? Dai
nobili locali anche se non riuniti in Seggio? Dalla stessa famiglia che si
autodefiniva divenuta nobile, o meglio nobile da secoli?
Ed in
questo caso? Sarebbe stata di nobiltà generosa allora? E
non avrebbe dovuto avere uno dei requisiti di tale Primo grado di Nobiltà?
Quindi il
ceto medio non sarebbe nemmeno esistito, ma sarebbe stato TUTTO un ceto di
provvisoria transizione? Ed invece esistette (come
specificò il citato R.D. del 1774) ed anche se fu effettivamente l'origine di
varie nuove famiglie nobilitate.
Secondo il falso criterio della "nobilitazione
automatica" qualunque famiglia si sarebbe dichiarata nobile dopo 3
generazioni vissute "more nobilium".
Immaginiamo
allora che inflazioni di nobili e quante famiglie che avrebbero iniziato a
pretendere privilegi nobiliari a loro "spettanti".
La
"nobilitazione automatica" è invece contraria al principio ribadito
dalla monarchia borbonica secondo il quale solo al
sovrano spetta la creazione/concessione, conferma e riconoscimento della
nobiltà in quanto essa materia di Stato e diritto di regalia.
Giacchè
si è nobili in uno Stato solo se il sovrano (o i suoi organi a ciò posti)
riconosce tale nobiltà.
E
tale è il concetto chiarissimamente ribadito dalla
monarchia borbonica.
Quindi
fra le due tesi contrapposte della "nobilitazione automatica"
(nobiltà extra legem) e della "nobiltazione statale" (nobilità
ex lege) è evidente come quest'ultima sia la vera e sola nobiltà che
esisteva e come la prima sia solo una menzogna comoda
per quanti hanno preteso di dirsi discendenti da famiglie "nobili"
solo perchè essere vivevano "more nobilium" o semplicemente erano
ricche.
Infatti non
riconoscendo la necessità di un riconoscimento legale della nobiltà di una
famiglia chiunque si sarebbe potuto dire nobile e chiunque oggi può dirsi
discendente da famiglia "nobile".
Quindi il
paradigma per definire una famiglia "nobile" è accertare
che essa abbia avuto un formale e legale attestato di
tale status (concessione ex novo, come un feudo, oppure dichiarazione
dello status quo di nobiltà, come l'iscrizione ad un Seggio Nobiliare, oppure
una documentazione attestante un avo nobilitato per una carica illustre; oppure
una prova nobiliare in un processo legale, presso tribunale nobiliare, statale
o Ordine Malta, Costantiniano o Guardia del Corpo a cavallo).
Il diritto di portare titoli nobiliari necessitava del consenso
regio. Sempre. Perchè infatti "la nobiltà non può essere concessa da altri
che dal re mediante cedola regia" (Regio Dispaccio 28 ottobre 1758) e che
per essa era indispensabile il regio esecutorato (regio exequatur) giacchè
tutto ciò che era regalia non poteva supplirsi "né per tempo, né per
congettura e nè per equipollenza" (Regi Dispacci 16 aprile 1711 e 18
febbraio 1771).
Infatti bisogna ricordare poi che si era nobili se ciò era accertato dallo Stato
e confermato dal sovrano, come da Real Dispaccio del 19 febbraio 1757 che
specificava "... esser l'aggregazione alla nobiltà causa di Stato che non
può aversi senza la concessione regia".
Infatti non si poteva poi prescrivere la necessità del regio assenso, come
specificò il Regio Dispaccio 19 giugno 1769 che recita "per qualunque
corso di tempo non si prescrive il regio assenso", che quindi doveva
essere ESPRESSO ed esplicito. Dunque la nobiltà era necessariamente ed
indispensabilmente concessa e riconosciuta dal sovrano.
Laddove, come per i
patriziati, non se ne conosceva l’origine, si reputava tacitamente riconosciuta
dal sovrano, se il Seggio nobiliare riconosceva una famiglia ad esso ascritta.
Con Real
Dispaccio del 27 novembre 1780 il sovrano specificò che non decadevano
dalla nobiltà le famiglie che pur vivendo in città feudali appartenevano alla
nobiltà locale riunita in Seggi esistente da epoca antecedente l’infeudazione e
che comunque tale seggio nobiliare continuò ad esistere e che la famiglia si
mantenne in esso anche in epoca feudale.
Per le casate che andavano a
vivere in città feudali vigeva il principio, riconosciuto dall’Ordine
Costantiniano in ossequio al criterio restrittivo del 1693 dell’Ordine di
Malta, che una famiglia nobile per non decadere, non doveva aver vissuto in
città feudali dopo il 1693, oppure che comunque aveva solo residenza e non
fissa dimora in città feudali e non partecipava alla vita civica locale.
Uno
degli aspetti forse volutamente ed artificiosamente trascurato è proprio quello
della degradazione della nobiltà.
Chi
è nobile può decadere dal suo status?
Se
la nobiltà è tale se ufficializzata con atto sovrano allo stesso modo per
essere cancellata occorrerebbe, in teoria, un atto che cancella tale nobiltà
(es. per fellonia, alto tradimento, etc.).
Ma sostanzialmente anche senza
incorrere in atti ufficiali, se uno dei requisiti per poter diventare nobili
era il vivere "more nobilium" per tre generazioni, allo stesso modo vivere
in modo "ignobile" faceva degradare la nobiltà