PATRIZIATO

DI

RAVELLO (Napoli)

riconosciuto (1906) Patrizio di (m.)

 

 

 

 

1.      Acconciajoco (o Sconciajoco); antica famiglia patrizia ravellese, documentata fin dal XIII sec., si arricchì in con i commerci ed in epoca angioina anche con l'ufficio di provveditore regio, emergendo fra le maggiori famiglie di origine ravellese; furono poi Baroni di Castrignano (1343); il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; godettero nobiltà anche in Bari, Barletta e Monopoli; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Alberigo (XIII sec.) giudice dell'Imperatore Federico II; Nicola (XIII sec.), con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; Enrico (XIV-XV sec.), dottore in legge, giudice, compilò i riti della Gran Corte della Vicaria per ordine di Giovanna II. ARMA: di oro alla fascia scaccata di tre fila di oro e di azzurro, accompagnata da quattro gigli e di quest'ultimo: tre sopra ed uno in punta; Alias (usata specialmente dal ramo detto Sconciajoco o Strubaioco): di oro a due leoni di azzurro affrontati e sostenenti una scacchiera di trentasei pezzi anch'essi di oro e di azzurro.

2.      Alfano; famiglia patrizia ravellese, ramo dell'omonima famiglia Scala (vedi); il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese; fra i personagg celebri: il giudice Matteo (nel 1402). ARMA: La famiglia Alfano ha usato uno stemma che può essere considerato anche l’unione di due stemmi avvenuta per matrimonio, eredità, concessione od altro. È uno scudo partito: nel 1’ d’oro a due fasce ondate di rosso accompagnate da quattro torte di rosso 3 e 1 con tre stelle dello stesso ordinate nel capo; nel 2’ d’argento a due braccia vestite moventi dai fianchi dello scudo, impugnanti nel cuore un ramo di verde, fiorito d’argento".

3.      Appencicario; famiglia patrizia ravellese; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

4.      Aufiero (detta anche Offiero ed Alferio); antica famiglia ravellese, secondo alcuni autori era addirittura un ramo disceso dai Dauferidi Principi di Salerno (IX-X sec.); fecero parte del patrizito locale e poi della nobiltà regia con Giustizieri di province e capitani regi, ma possedettero anche varie baronie, come Castelpetroso; un ramo della famiglia si ramificò anche in Napoli, dove furono patrizi del Sedile di Nido ed un altro in Salerno, aggregati al Sedile del Campo; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) i membri del ramo ravellese furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Salvo (XIII-XIV sec.), Sindaco di Ravello, si adoperò presso re Carlo II per la conferma dei privilegi della sua città; Nicola (+1349), eletto Vescovo di Nola, morì però in Avignone prima di essere consacrato tale; Nicola (XIV-XV sec.), Vescovo di Boiano (1413); Bartolomeo (XIV-XV sec.), Governatore di Ascoli, nominato da papa Innocenzo VII (1405); Nicola (XV sec.), Signore di Castelpetroso, valoroso condottiero del Caldora, che astistette fino alla morte (1440). ARMA: di rosso alla banda vaiata d'argento e d'azzurro, accompagnata nel capo da una rosa d'oro ed in punta da un giglio di Francia dello stesso.

5.      Bove (o Bovio); antica famiglia ravellese, ebbero funzionari regi, prelati e feudatari; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; ebbe cappella nella Chiesa Vescovile; il ramo diretto locale si estinse nel 1490; un altro ramo si trasferì a Bitonto (XIII sec.), dove ebbero vari feudi (come Torrequadra, poi passati in eredità ai Rogadeo di Bitonto), ed uno a Napoli (XV sec.), ma i loro discendenti furono poi reintegrati nel Patriziato ravellese (1593); un altro ramo si radicò in Sorrento, dove si imparentarono con i Falangola, i Brancia, ecc; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Giovanni (XII-XIII sec.), Vescovo di Larino (1221); Sergio (XIII sec.), Patrizio ravellese; Giacomo, figlio del detto Sergio, fu ufficiale del sale per la R. Corte in Gaeta e maestro portulano e procuratore di Puglia (1291), fu il capostipide del ramo di Bitonto; Tolentino (+ marzo 1490), ultimo del ramo principale di Ravello; Girolamo e Ferdinando, del ramo di Bitonto, che ottennero il reintegro al Sedile di Ravello (2-7-1593); Antonio, cavaliere gerosolomitano (1646); Luigi (XVIII sec.), monaco di Montecassino, Vescovo di Melfi e Rapolla. ARMA: di verde al bue passante sormontato da una K con corona reale, il tutto d'ro e con la bordura dentata d'argento.

6.      Campanile; antica famiglia patrizia ravellese, le cui origini devono probabilmente ricercarsi in Tramonti, documentata fin dal XII sec., era divisa in più rami di cui uno passò in Scala ed un altro in Ravello ove, secondo il Mansi, abitavano presso la Chiesa di S. Maria a Gradillo; La famiglia era imparentata con i d’Anrora ed i Setario. ll Mansi citato riporta anche una notizia di un tal Francesco Confalone, secondo il quale i Campanile di Napoli discendenti da un Geronimo, sono dello stesso ceppo che vive in Scala, ma diversi dai Campanile nobili di Ravello ed a tal proposito cita un atto rogato nel 1508 dal notaio Giuvan Luca di Lieto di Napoli. Egli però li considera, sia l’uno che l’altro, già estinti: il primo da tre ed il secondo da quattro secoli. I Campanile sono comunque documentati nel territorio amalfitano fin dal 1130 con Urso figlio di Mastalo Campanile il quale, con atto del 9 aprile di quell’anno, dona a sua moglie Anna, figlia di Sergio Fabaronia, alcuni beni siti in Paterno piccolo di Tramonti; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; un suo ramo si trasferì anche a Trani, dove furono aggregati al Patriziato locale; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Galgano (XIII sec.), patrizio ravellese; Angelo (XIII sec.), patrizio ravellese; Nicola (XV sec.), abate di S. Trifone in Ravello, Vescovo della stessa città (1455); Rainaldo (XV-XVI sec.), Razionale della R. Camera (1500); Aurelio famoso giureconsulto, Presidente della R. Camera della Sommaria, fu poi aggregato al Sedile detto dell'Arcivescovado in Trani (dove i suoi discendenti furono reintegrati nel 1718); Filiberto (XVII sec.), storico e famoso genealogista, autore di “Delle armi...” (1680); Inoltre Sergio fu notaio in Amalfi dal 1361 al 1385 e Francesco in Scala dal 1626 al 1650". Giovanni, primicerio Maiori, nel 1470 era Vicario generale dell’Arcidiocesi di Amalfi. Luigi era giudice in Maiori nel 1502, Tommaso in Ravello nel 1316 e Nicola in Tramonti nel 1327. ARMA: Di questa famiglia si conoscono due blasonature dello stemma. La prima è d’azzurro, al campanile murato al naturale posto sulle onde del mare ed accompagnato a destra da sei stelle d’oro, 1, 2 e 3, ed a sinistra da un elmo al naturalee l’altra d’azzurro al campanile d’argento murato, finestrato e campanato di nero; della seconda sia il Mansi che il Guerritore lo blasonano col campanile d’oro. Anche Pirro Giovanni Campanile, Canonico napoletano e abate di Positano nel 1586, usò un campanile murato e finestrato come notato in Positano nella navata destra della Chiesa matrice.

7.      Cassitto; famiglia patrizia ravellese di origine straniera il cui capostipide fu Federico (XVI sec.), detto di Ottemburgo, milite e familiare della regina di Ungheria Beatrice d'Aragona, il cui nipote Orazio fu aggregato al Sedile di Ravello (7-01-1580); dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; un ramo da loro disceso fu poi riconosciuto come Patrizi ravellesi (Decr. Min. 30-08-1902); fra i personaggi celebri di questa famiglia (oltre i citati): P. Luigi Vincenzo (1776-1822), delegato apostolico generale dell'ordine dei predicatori, prof. di teologia nella R. Università di Napoli ed autore di pregevoli opere (Isituzioni Teologiche, La liturgia domenicana, gli Atti di S. Massimo Cumano, ecc.). ARMA: di argento, interzato al capriolo ripieno di nero e caricato da tre alarioni dell'uno nell'altro.

8.      Castaldo; antica famiglia patrizia di Ravello, che si ramificò poi in Tramonti, Nocera dei Pagani, Cava dei Tirreni e Castellammare, nelle quali città godè nobiltà; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Stefano, patrizio ravellese; Isolda (XIV-XV sec.), figlia di Antonio e Ceccarella Capece Zurlo, che fu data in sposa dal re Ladislao al suo unico figlio naturale Rinaldo di Durazzo (+ Foggia, post 1422), Principe di Capua e che dopo la morte di costui sposò Bartolomeo De Majo di Tramonti, dando origine alla famiglia che assunse il nome De Majo Durazzo, patrizi napoletani del Sedile di Montagna; Giovan Battista (XVI sec.), celebre condottiero di Nocera, dove fece erigere poi il Monastero di S. Maria di Monte Albino; Orazio (XVI sec.), patrizio di Castellammare, cavaliere gerosolomitano (1578), alla cui morte si estinse il ramo principale della famiglia. ARMA: fasciato ondato di argento e di azzurro; Alias: fasciato ondato di argento e di azzurro, a sei tronchi di alberi di verde caricati nelle prime.

9.      Citarella; antica famiglia patrizia, ramo dell'omonima di Maiori (vedi); in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

10.  Confalone; antica famiglia patrizia ravellese, da collegarsi ai Compaleone e Compalone di Scala documentati rispettivamente nel 1172 e nel 1240 e che nel 1384 con Aniello detto Saggese, si trasferì in Ravello per i matrimoni contratti in prime nozze con Tiziola Muscettola e quindi con Maria Grisone. Il figlio di Aniello, Giovan Luca, sposando verso la fine del XVI sec. Camilla Mirocapillo, portò la famiglia in Maiori; in Ravello eressero uno splendido palazzo di famiglia, poi passato all'Albergo Palumbo; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; fu una delle ultime famiglie patrizie ad essere ricordata come tale nel catasto onciario del 1755; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; un ramo della famiglia godè nobiltà anche a Scala e Palermo; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Nicola (XIII sec.), con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; Tommasina (XV-XVI sec.), nonna materna di Orazio Castaldo, cavaliere gerosolomitano; Giovan Battista (XVII sec.), celebre avvocato e del real patrimonio, poi Presidente della R. Camera della Sommaria (1647); Ferdinando (XVII sec.), Vescovo di Nicastro (1621); Carlo, cavaliere di Malta di giustizia (ma non professo), Luogotenente di Capitanata, Marchese di Petina. La famiglia è iscritta nell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana. ARMA: I Confalone usarono uno stemma che richiama il cognome. Esso è di azzurro al leone d'oro sostenente un gonfalone astato dello stesso, sventolante di rosso e caricato dalla croce bianca patente di otto punte (croce di Malta), ovvero uno scudo d’azzurro, al leone rampante d’oro impugnante con le zampe anteriori una bandiera spiegata di rosso caricata nel cantone sinistro da una crocetta da campo. Lo stemma è scolpito sul portone d’ingresso della ex Cartiera dei Confalone a Valle dei Mulini in Amalfi e sul portone del palazzo Confalone al n. 34 di via S. Giovanni del Toro di Ravello. Il Bonazzi però blasona: d’azzurro, al sole d’oro tenente una banderuola svolazzante di rosso e asta d’oro e in questa versione lo si può vedere nella ex Cattedrale di S. Maria Assunta di Ravello, navata sinistra, cappella dei Nobili. All’interno del palazzo Confalone di Ravello vi sono altri stemmi della Casata fra i quali uno in ceramica con la seguente iscrizione: DYSTYCHON CORDA TUA NOCTESQ. DIES MEA PECT.RE SIS TUUM USQ.FIDES TUA ERIT SPES MEA VIVIT ADHUC D.P.C.F.

11.  Coppola; antica famiglia patrizia ravellese, forse di Scala, documentata nel territorio amalfitano fin dal 1112 ed alla quale famiglia può essere ricondotta la chiesa di S. Andrea de Copplis di Scala citata dal Franciosa, utilizza uno stemma che, dagli araldisti e definito agalrnonico o più semplicemente stemma parlante giacché esso contiene, come figura principale, una coppa; all'epoca di Carlo I d'Angiò passarono anche in Napoli, ascritti ai Sedili di Portanova e Montagna, arricchendosi poi con operazioni finanziarie per re Roberto ed entrando in stretti rapporti anche con i Bardi ed i Peruzzi, emergendo fra le maggiori famiglie di origine ravellese; fecero quindi parte della nobiltà del Regno ed ottenenro molti feudi; un ramo da essi disceso fu reintegrato nei citati sedili napoletani il 22-12-1577; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) i membri del ramo napoletano dei Duchi di Canzano furono ascritti al Libro d'Oro del patriziato napoletano nel Sedile di Montagna, mentre i membri del ramo ravellese furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Tommaso (XIII sec.), con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; Cesario (XIV sec.), professore di medicina; Filippo (XIV sec.), fu uno degli otto capi elettivi di Napoli all'arrivo di re Luigi d'Ungheria (gennaio 1347); Giacomo (XIV sec.), cortigiano e consigliere della regina Giovanna I d'Angiò; Francesco (XIV sec.), anch'egli cortigiano e consigliere della regina Giovanna I d'Angiò; Giovannola e Lucciola (XIV sec.), nobildonne napoletane, ricordate dal Boccaccio nell “Caccia di Diana”. Bartolomeo (XIV-XV sec.), familiare di re Luigi III d'Angiò di Taranto e di Jean Estendart; Matteo (XIV sec.), luogotenente del Gran Camerario (1353); Francesco (+ 1487), ricchissimo mercante che ottenne privilegi e favori da re Ferrante, armò un esercito a sue spese liberando Taranto dai turchi e per tale impresa fu poi creato Grande Ammiraglio e Conte di Sarno, ma infine partecipò alla congiura dei baroni e per questo fu imprigionato e poi decapitato; Francesco (+ in battaglia a Cerignola, 1503); comandante, seguì le sorti di re Ferdinando il Cattolico. La famiglia risulta iscritta nell’elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana ed il Camera la annovera tra le antiche famiglie di Agerola. ARMA: di azzurro al calice d'oro circondato da cinque gigli del medesimo (ricordiamo che il giglio era il simbolo della monarchia francese di cui gli Angiò erano un ramo). Si conoscono due versioni di esso: la prima è d'azzurro, alla coppa d'oro sostenuta da due leoni dello stesso per il ramo di Napoli (Seggio di Portanova e di Salerno. La seconda e d'azzurro, alla coppa d'oro circondata da cinque gigli dello stesso ed e lo stemma che, dopo l'aggiunta dei gigli per dimostrare la fedeltà alla causa angioina, fu usato dalla famiglia e dai rami che si sono trasferiti in Napoli (Seggio di Montagna), in Tropea, in Nicotera ed in Sicilia. Qui si potrebbe avanzare l'ipotesi che il primo sia lo stemma originario della famiglia nel quale i gigli hanno sostituito i leoni al momento dell'abbraccio della causa angioina. Il de Lellis accomuna le due versioni in un unico scudo mentre il Mansi accosta la seconda versione a quello dei Rufolo del giglio evidentemente per la parentela contratta per mezzo del matrimonio di Antonio Coppola, patrizio di Scala, con Marinella Rufolo nel XIV sec. della quale si ammira nella cripta della Cattedrale di Scala il monumento funebre vicino ai quale sorgeva la cappella dei Coppola posta sotto il titolo di S. Antonio abate. Per il ramo di Sicilia, il Palazzolo Drago ed il Crollanza lo blasonano in modo diverso e cioè uno scudo d'azzurro seminato di gigli d'oro, alla coppa dello stesso, attraversante sul tutto. Di questa famiglia conosciamo anche il motto riportato dal Dallari "Fides et pietas".

12.  Cortese; antica famiglia patrizia ravellese; ebbero un antichissimo palazzo vicino alla sede vescovile di Ravello; un suo ramo si trasferì a Napoli (XIV sec.) con Marino figlio di Budano, trasferitosi a Napoli verso il 1380 o con Napolitano (XIV sec.), maggiordomo di re Roberto d'Angiò e razionale del Duca di Calabria (1310); i discendenti di questo ramo furono poi reintegrati Patrizi di Ravello (16-10-1619); fra i personaggi celebri di questa famiglia: Bernardino (XV sec.), figlio di Giacomo (e nipote del citato Marino, che si trasferì a Napoli), paggio di re Federico d'Aragona; Giovan Antonio, figlio di Pietrantonio (e nipote del detto Bernardino) e di Luisa Campanile, fu reintegrato Patrizio ravellese (1619), sposò Vittoria Miroballo, dama napoletana del Seggio di Portanova; Marino, figlio di Giovan Antonio e Vittoria Miroballo, Marchese dei Rotonni (creato da re Filippo IV), sposò una nobildonna di casa Moles, da cui ebbe solo sue femmine di cui una sposò Fabio Gesualdo Signore di Pescopagano;

13.  D'Afflitto; a parte le fantasiose ascendenze su origini tardo-romane fu comunque una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie ravellesi, attestata fin dal VIII-IX sec. nel ceto dirigente della repubblica amalfitana; II loro cognome, però, può avere avuto origine dal toponimo Filecto, Filicto, un luogo del territorio amalfitano di cui in un documento del 998 nel quale si incontra anche un lohannes a Filicto; da qui alla forma Afflitto il passo è, anche paleograficamente, breve. La famiglia, comunque, partecipò poi al patriziato locale ed alla nobiltà regia già in epoca normanno-sveva; ebbe poi molti feudi (più di cinquanta), di cui alcuni con i titoli di principe duca, marchese e conte; un suo ramo si trasferì a Napoli e fu iscritto al Seggio di Nido; altri rami hanno avuto nobiltà in: Lettere, Castellammare, Benevento, Lucera, Bitonto, Palermo, ecc; infine fu una delle ultime famiglie patrizie ad essere ricordata come tale nel catasto onciario di Ravello del 1755; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; il ramo napoletano fu ascritto nel Libro d'Oro di Napoli, nel Seggio di Nido (1800), così come il ramo D'Afflitto D'Aragona; un ramo della famiglia sembra comunque che si stabilì in Sicilia verso la fine del 1200, e secondo il cappuccino p. Giovanni Fiore da Cropani (1622U 1683): "AFFLITTI che similmente godono (nobiltà) in Malfi (Amalfi) e sederono a Nido. Io non ho conosciuto né men visto ancora huomo di questa famiglia, ma per dar luoco alla verità appresso il mio poco sapere, tiensi per fermo, finchè altra ragione non mi persuade, che gli Affltti di Cicilia siano usciti da Tropea, et i Tropeani da Malfi……" (P. G. Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata ); fra i personaggi celebri di questa famiglia: Leone, Duca della Repubblica Amalfitana (800); Landolfo, Consigliere di Ruggiero il Bello (1140); Giorgio, presidente della R. Camera della Sommaria; Camponello, Signore di Redegaldo ecc., Gran Maestro dei Templari; Costantino, vescovo di Scala (1207-1227); Matteo, vescovo di Scala (1227-1269); Alessandro (XIII sec.), che con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; Leone (sec. XIV-XV), Luogotenente del Gran Camerario e consigliere di Maria di Cipro, moglie di re Ladislao; Leonardo (sec. XIV-XV), Vicario e Gran Cancelliere del Regno (1414); Marino (sec. XIV-XV), Maestro razionale della Gran Corte e regio consigliere (1422); Natale di Mastino, vescovo di Scala (1418-1450); Lorenzo (sec. XV), Giustiziere di Principato Ultra e Gran Camerario (1472); Matteo, regio consigliere, poi Presidente della R. Camera della Sommaria; Francesco vescovo di Scala (1583 al 1593); Filippo (sec. XV-XVI), Giustiziere (1497); Giova Battista (sec. XV-XVI), Giustiziere (1556); Michele (sec. XV-XVI), Luogotenente del Gran Camerlengo (1505); Andrea (sec. XV-XVI), Maestro di campo dell'imperatore Carlo V; Gregorio; Reggente della R. Camera della Sommaria; Maria, morta in odore di santità; ebbero ancora moltissimi cavalieri gerosolomitani. ARMA: vaiato in punta, d'oro e d'azzurro. Lo Stemma degli Afflitto è oggi visibile in Amalfi, nella navata centrale della Cattedrale ove la famiglia aveva una cappella nella navata di S. Matteo, oggi in quella di sinistra, corroso dal calpestio, ma ancora identificabile e nel Chiostro Paradiso, in marmo colorato; in Ravello lo stemma è raffigurato nella ex Cattedrale di S. Maria Assunta, navata sinistra, nella Cappella dei Nobili; in Scala, invece, è visibile nella ex Cattedrale di S. Lorenzo, altare di S. Nicola nella navata sinistra, ove è accostato a quello dei Castriota, altra famiglia che in Scala pose dimora verso la fine del XV sec. e che agli Afflitto fu legata da parentela. Nella stessa cattedrale, lo stemma è ancora visibile nel transetto sulla lapide di Francesco d’Afflitto che di Scala fu vescovo.

14.  De Curtis (ed anche Della Corte); antichissima famiglia longobarda (attestata dal X-XI sec.), originaria della zona fra Salerno e Cava dei Tirreni (infatti in una compravendita in Salerno del 1278 Bartolomeo acquistando un terreno, ricordò che il suo capostipide era stato il conte Atenolfo (XI sec.), padre di Ademario, da cui in linea retta erano discesi Mario, Landolfo e Matteo, padre del detto Bartolomeo); il ramo in Cava si radicò nel casale che essi eressero e che da loro fu detto De Curti, entrando a far parte del patriziato locale; un loro ramo ebbe poi la contea di Ferrazzano e da essi discese il celebre attore comico Antonio (1898-1967), in arte Totò; la famiglia si ramificò anche a Ravello, dove furono patrizi locali e dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Giovanni e Bartolomeo (XIII sec.), prestarono denaro a Carlo I d'Angiò; Leonetto (XV sec.), milite e regio consigliere, partecipò alla famosa impresa cavese alla battaglia di Sarno (1460) e fu capitano di Reggio (1465), attualmente la sua tomba è ancora in Cava; Giovan Andrea, Presidente del Sacro Regio Consiglio; Francesco e Scipione, Consiglieri di S. Chiara; Camillo vice cancelliere del regno, avvocato del R. patrimonio, Presidente della Regia Camera della Sommaria e Reggente del Supremo consiglio d'Italia nella corte cattolica (un suo quadro è attualmente ancora al comune di Cava e fu oggetto di una contesa con l'attore Totò, che non riuscì però ad ottenenerlo); Tommaso, nativo di Napoli, cavaliere di Malta (1582); Paolo (XVI-XVII sec.), Vescovo di Ravello (1591) e poi di Isernia; secondo alcuni studiosi moderni anche papa Benedetto XII ( (Jacques Fournier) era di questa famiglia, giacchè suo padre era emigrato in Francia a Savardin, nel Foix, ed aveva fatto ivi il mugnaio e fornaio (da cui il cambiamento del cognome della famiglia), ma sembra poco probabile; ARMA: d'oro a tre bande di azzurro, al capo dello stesso, con un crescente montante di argento, accompagnato da tre stelle di otto raggi d'oro, 1 e 2.

15.  Dell'Isola (o De Insola); antica famiglia ravellese iscritta al patriziato locale fin dal XIII sec; in età angioina passarono in Napoli ed un ramo fu patrizio del sedil Capuano (poi estinti); in seguito furono anche feudatari del regno; un ramo della famiglia godè nobiltà anche in Sessa Aurunca; i membri del ramo ravellese, dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800), furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Bartolomeo e Loffredo (XIII-XIV sec.), cavalieri napoletani. ARMA: d'argento alla fascia di nero; Alias: d'oro alla fascia di nero.

16.  Della Marra; antica famiglia patrizia ravellese, il cui sontuoso palazzo era posto verso la parte occidentale del palazzo vescovile; già in epoca normanna entrò nella nobiltà feudale del regno divenendo illustre e potente, fino a possedere più di cento feudi, tra cui Serino, Stigliano, Montella e Alliano, con il titolo di Conte (dal 1414), Monterocchetta (con il titolo di Marchese dal 1627), Guardialombarda e Macchia (con il titolo di Duca dal 1611); furono ricevuti nell'Odine di Malta fina dal 1381 e goderono nobiltà anche in Scala, Napoli (Sedile Capuano), Capua, Barletta, Sessa, Somma e Messina; in epoca angioina, insieme ai Rufolo, divennero arbitri delle dogane di Barletta e Trani, accumulando ingenti ricchezze, specialmente tramite il commercio, soprattutto il frumento, anche per contro della Corona; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800), furono ascritti nel Libro d'Oro di Napoli (Sedile Capuano), mentre i membri del ramo ravellese furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i numerosi personaggi celebri di questa famiglia: Roberto (XII sec.), potente barone di re Ruggiero d'Altavilla; Angelo (XIII sec.), Vicerè del regno per Federico II di Svevia; Sighelgaita (XIII sec.), figlia di Giovanni e moglie di Nicolò Rufolo; Riccardo (XIII-XIV sec.), capitano di guerra del Ducato di Amalfi (1322); Jozzolino (o Azzolino) (XIII-XIV sec.), Maestro razionale della Gran Corte, familiare e consigliere regio (1269), che aiutò re Manfredi contro il Papa; Pietro (XIV sec.), cavaliere e ciambellano di re Roberto; Nicolò (XIV sec.), giustiziere di Calabria, Vicario e capitano generale; Matteo (XIV sec.), succeduto a Nicolò nella carica di capitano generale della regina Giovanna I; Angelo (XV sec.), Cardinale; Paolo (XV sec.), condottiero di Ferdinando I d'Aragona; Vincenzo, Balì ad onores dell'Ordine di Malta, capitano generale dei veneziani, morto lottando contro i turchi; ci furono altri moltissimi membri della famiglia celebri per valore, cultura e virtù. ARMA: d'azzurro alla banda doppio-contromerlata d'argento, accompagnata nel capo da un rastrello di tre pendenti di rosso; Alias: d'azzurro alla banda doppio-contromerlata d'argento; Alias: partito, nel 1° d'azzurro alla banda doppio-contromerlata d'argento e nel 2° troncato d'oro e di rosso.

17.  De Piccolellis (o Piccolella); antica famiglia originaria di Siena, forse un ramo dei Piccolomini di Siena, poi iscritta al patriziato ravellese all'inizio del XIV sec.; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello, ascritti nel registro dei Cavalieri di Malta di giustizia e decorati con il titolo di Marchese; anche un altro ramo da loro disceso fu riconosciuto in seguitoPatrizio ravellese (Decr. Min. 10-08-1906); fra i personaggi celebri di questa famiglia: Gualterio (XIII-XIV sec.), originario di Siena, milite, fedele familiare di re Carlo II, fu ascritto al Patriziato di Ravello e può essere ritenuto il capostipide del ramo ravellese della famiglia; Scipione (XV sec.), capitano regio in S. Pietro in Galatina (1473); Giovanni (XV-XVI sec.), figlio del detto Scipione, familiare regio (1515); Scipione (XV-XVI sec.), figlio del detto Giovanni, fu altro familiare regio (1515); ; Ottavio (+ Napoli 21-10-1634), figlio di Scipione, fu illustre giureconsulto, giudice della Gran Corte della Vicaria e regio consigliere (1621); Francesco (XVI-XVII sec.), figlio del detto Ottavio, fu capitano di cavalleria (1616); Filippo, figlio di Ottavio (disceso dai precedenti), venne attestato Patrizio ravellese (dal Sindaco locale il 29-05-1759) ed in seguito registrato nei Cavalieri di Malta di giustizia con i figli; Giovanni, figlio di Ottavio jr. e nipote del citato Filippo, fu Cavaliere gerosolomitano (29-03-1860); ARMA: d'azzurro a cinque crescenti montanti di argento disposti in croce; Alias: d'argento alla croce d'azzurro caricata da cinque crescenti del campo.

18.  De Vito; famiglia patrizia ravellese; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

19.  Fenice; famiglia patrizia ravellese; un ramo di questa famiglia, disceso dal barone Agostino (vedi poi) fu poi reintegrato nel Patriziato di Ravello (4-7-1582) nelle persone dei fratelli Paolo, giureconsulto, Scipione Alessandro e Marcantonio; una altra famiglia Fenice, probabilmente un ramo della stessa famiglia visse in Ravello più modestamente; fra i personaggi celebri di questa famiglia: (ramo principale) Agostino (XV sec.), valoroso cavaliere, investito Barone di Montana e Massicello nel Cilento da Alfonso d'Aragona; Carlo (+ 1613) Regio consigliere, sepolto in Santa Maria la Nova in Napoli, dove lo ricordava una lapide; (ramo più modesto) Sebastiano (XVII sec.), lasciò una somma alla Chiesa redenzione dei Cattivi di Napoli per i ravellesi prigionieri dei Turchi (1682); Ottavio, scrisse la cronaca di Ravello; Carlo, dottore in legge, tentò inutilmente di essere ascritto ai seggi nobili di Ravello e di Sorrento; ARMA: d'oro all'albero sradicato di verde, accostato da due leoni controrampanti troncati: il 1° di rosso e d'argento ed il 2° d'argento e di rosso ed avente in cima una fenice d'argento nella sua immortalità di rosso.

20.  Foggia; famiglia patrizia ravellese; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

21.  Frezza (o Freccia o Frecciario); antichissima famiglia patrizia ravellese, documentata fin dai sec. XI-XII; riuscirono a coinvolgere i vari nobili della costiera per sostenere con ingenti somme l'ascesa al trono degli angioini, ottenendo così in seguito numerosi feudi, molti titoli e onori; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; alcuni loro discendenti furono poi riconosciuti Patrizi ravellesi (Decr. Min. 22-06-1905); fra i personaggi celebri di questa famiglia: Sergio (XII sec.), Vescovo di Siponto (1130), segretario e consigliere di Roberto d'Altavilla; Giovanni (XIII sec.), altro Vescovo di Siponto (1265); Leone e Filippo (XIII sec.); prestarono somme di danaro a Carlo I e riuscirono a coinvolgere nell'impresa vari nobili della costiera; Nicolò (XIII-XIV sec.), milite e consigliere di Carlo I d'Angiò, al quale prestò denaro per poter pagare il censo alla chiea (1269) ed a cui poi, con altri nobili ravellesi, diede in mutuo mille oncie d'oro ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; fu poi consigliere a latere di Carlo II, fu Luogotenente del Gran Protonotario del Regno; Giacomo (XIII-XIV sec.), consigliere di re Carlo II, milite, consigliere di re Roberto, maestro razionale, Giudice della Gran corte della Vicaria (1300-1321), Governatore di Principato e vicario di Carlo Duca di Calabria; Nicola (XIV sec.), milite, Signore di Baiano e San Marzano, Barone di Macchia (creato da re Roberto); Arrighello (XIV sec.), maestro razionale della Gran Corte per Giovanna I; Giacomo (XIV sec.), Barone di Meda e Roccaromana, consigliere di Giovanna I, giudice e maestro razionale; Giovanni (XIV-XV sec.), milite, giurisperito e consigliere regio, famoso per le delicate questioni che risolse, fu partigiano di re Ladislao e favorì enormemente la città di Ravello; Marino (XVI sec.), consigliere dell'imperatore CarloV (1539), giureconsulto insigne ed autore di celebri opere; Andrea (XVI sec.), uomo d'arme, valoroso nella battaglia di Lepanto, per cui fu creato Duca (1575); Marino (XVI sec.), celebre storico e genealogista, autore di “De sub feudis...” (Venezia, 1579); Carlo (figlio di Ignazio, di Giovanni di Ignazio), Duca di San Felice, che si fece riconoscere e reintegrare come Patrizio ravellese (1905); ARMA: di azzurro a tre fasce ondate d'oro, al capo di questo, caricato di tre gigli d'azzurro; Alias: fasciato ondato d'oro e d'azzurro, quest'ultime caricate di freccie del primo.

22.  Fusco; antica famiglia patrizia ravellese, che ebbe funzionari regi, feudatari e ben otto vescovi ravellesi; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; un ramo fu decorato in Napoli della regia familiarità (1536) e poi del titolo di Duca; un loro ramo fu reintegrato nel patriziato ravellese (1742) e fu una delle ultime famiglie patrizie ad essere ricordata come tale nel catasto onciario del 1755; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Ambrogio (XIV-XV sec.), ciambellano di re Carlo III di Durazzo; Antonio (XIV-XV sec.), consigliere di re Carlo III di Durazzo; Nicola (XIV-XV sec.), Signore di Valenzano e Monterone, fu carissimo a re Ladislao di cui fu tesoriere e generale di esercito, fu poi consigliere di re Luigi d'Angiò e della regina Giovanna II che esentò lui ed i suoi discendenti da qualsiasi imposizione fiscale (1417); Angelotto (XIV-XV sec.), Vescovo di Ravello, commendatario di Cava, Cardinale dal titolo di san Marco (creato da papa Eugenio IV il 19-3-1431); Paolo, Vescovo di Ravello (1570-78) e poi di Sarno, notissimo per cultura e per le sue opere di diritto ecclesiatico; ebbero inoltre molti celebri avvocati. ARMA: d'argento ad una branca di orso di nero, premente su un cuore sanguinante di rosso, sormontato nel capo da un giglio dello stesso e con la bordura dentata anch'essa di rosso.

23.  Giusto (o de Iusto); antica famiglia patrizia ravellese; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Ottone (XIII sec.), Vescovo di Minori (1266); Nicola (XIII-XIV sec.), giudice di Ravello; Francesco Antonio, dottore, uomo pio; Carmelino (XV-XVI sec.), ambasciatore al papa Alessandro VI e due volte a re Luigi di Francia. ARMA: di azzurro all'albero nutrito al naturale e sinistrato da un leone d'oro che brandisce una spada d'argento in banda, come per colpire e dividere.

24.  Grisone; antica famiglia patrizia ravellese, ramo della casata dei Rufolo, ramo dei Vari o Vaj (vedi); il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; il loro palazzo di famiglia che avevano in Ravello fu venduto da Teresa (1736), ultima del suo ramo, che si era trasferito a Napoli ed ascritto al seggio di Nido; l'altro ramo ravellese, dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800), fu ascritto nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Galasso (XIII sec.), generale di re Federico II; Enrico (XIII sec.), con un cavaliere di casa Bove emigrò in Germania dove per il loro valore furono a capo di molti armati, chiamati la Lega del Bove e del grisone, chiaamti poi da Carlo I d'Angiò contro Corradino di Svevia; Romualdo (XIII-XIV sec.), Arcivescovo di Bari (1280), ambasciatore per re Carlo II d'Angiò all'imperatore di Germania Rodolfo d'Asburgo; Andrea (XIV sec.), giudice di Ravello (1381); Angelo (XIV-XV sec.), luogotenente del Gran Camerlengo (1394); Sergio (XIV-XV sec.), Vescovo di Ravello e poi Arcivescovo di Amalfi (1387); Antonio (XV sec.), Camerlengo di re Ferrante I, luogotenente del Gran Camerario ed ambasciatore a papa Alessandro VI; Giacomo (XV-XVI sec.), caro a re Ferrante II ed a re Federico d'Aragona, Cameriere maggiore di re Ferrante II, suo Consigliere di Stato, Castellano di Gaeta e Signore di Castelpetroso, Conte di Avellino (1502, ma per breve tempo); Antonio (XV-XVI sec.), fratello del detto Giacomo, caro a re Ferrante II ed a re Federico d'Aragona, Signore di Auletta, di Montescaglioso, Pomarico, Ginosa, Cameriere maggiore di re Federico II, suo Consigliere di Stato, Gran Camerlengo del Regno, Ambasciatore presso papa Alessandro VI ed a re Luigi XII; Lelio (XVI sec.), capitano per Don Giovanni d'Austria alla battaglia di Lepanto. ARMA: d'oro alla banda di rosso, caricata da tre caprioli d'argento ed accompagnata da due leoni al naturale; Alias: d'oro alla banda di rosso, caricata da tre caprioli d'argento ed accompagnata da due grisi di nero; Alias: la stessa, sostituendo i due grisi con due gatti grifi, anch'essi di nero; Alias: d'oro al leone al naturale, attraversato da una sbarra di rosso, caricata da tre caprioli d'argento.

25.  Guerritore; antica famiglia patrizia di Ravello (documentata fin dal XIII sec.), che contribuì all'ascesa degli angioini prestando danaro a Carlo I (1269); si ramificò anche in Tramonti (con gli eredi del fu Matteo, nel XIII sec.), ad Amalfi e poi a Nocera, dove fu compresa nel patriziato locale; il ramo ravellese, dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) fu ascritto nel Libro d'Oro di Ravello; infine vennero ricevuti per giustizia nell'Ordine di Malta; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Andrea (XV sec.), Natale e Tommaso, fratelli originari di Amalfi, ottennero una cessione di beni feudali (1475) da Ferdinando I; Simone (XVI sec.), famoso avvocato a Napoli e lettore di istituzioni romane nei Regi studi (1535); Andrea, nipote del citato Simone, giureconsulto e letterato, giudice della Gran Corte della Vicaria; Francesco Antonio, figlio di Corsaro, figlio a sua volta del citato Tommaso, fu familiare, domestico e commensale di re Filippo II di Spagna (28-9-1572), per gli importanti servigi resi da lui e dai suoi avi alla corona e per l'antichità della sua stirpe; costui ottenne poi l'ammissione al Sedile di Ravello (24-5-1574); Salvatore (disceso in linea retta dal detto Francesco Antonio attraverso: Giovan Andrea, Antonio, Salvatore senior e Biagio) fu attestato Patrizio ravellese (dal Sindaco locale 14-07-1785); Biagio junior, figlio del sopra citato Salvatore, fu eletto Sindaco dei Nobili di Ravello (1805); Raffaele, presentò documenti nobiliari sufficienti per essere ammesso nelle Regie guardie a cavallo (1860); on. E. Guerritore Broya, che ottenne dalla Consulta Araldica che fosse riconosciuto il Patriziato Ravellese come Sedile Chiuso (26-01-1902); Marino (XIX-XX sec.) fu ascritto nell'Elenco Nobiliare Italiano; Antonio, barone ed emerito storico e genealogista; ebbero comunque altri personaggi celebri, come quella Laudomia di cui parlò lo storico Giannone; ARMA: partito: nel 1° d'azzurro al leone d'oro rivolto, con la spada nuda impugnata in bocca e nel 2° d'oro a nove tende militari di azzurro disposte: tre, tre, tre; Alias: di azzurro a nove tende militari dello stesso caricate nella croce d'oro, attraversante col braccio sinistro il leone medesimo.

26.  Longo; famiglia patrizia ravellese, probabilmente ramo dell'omonima casata originaria di Cava dei Tirreni (ivi attestata fin dai secc. XII-XIII); in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

27.  Marinelli; famiglia patrizia ravellese, un cui ramo si trasferì a Napoli e nei secoli successivi fu riaggregato al sedile di Ravello (1580); dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Leonardo (XVI sec.), nativo di Napoli, ma discendente da patrizi ravellesi, fu reintegrato Patrizio ravellese (7-7-1580); Antonio (XVIII sec.), Barone di Carunchio, S. Giovanni Lupinone e Cerretano in Abruzzo Ultra (1785); Leonardo, barone (riconosciuto Marchese il 6-8-1837), cavaliere costantiniano, Eletto del Patriziato ravellese (1804). ARMA: d'azzurro al palo cucito di rosso, caricato di tre stelle di otto raggi d'oro ed accostato da due leoni controrampanti dello stesso, sostenuti da un mare in punta d'argento fluttuoso del campo.

28.  Muscettola; antichissima famiglia patrizia di Ravello, documentata fin dai sec. X-XI, dove fondarono con altre famiglie ravellesi la Chiesa di san Giovanni del Toro (1018); un ramo della famiglia si trasferì anche a Napoli, dove furono iscritti nel Sedile di Montagna; furono anche nobili feudatari, acquistando il dominio su oltre venti feudi, tra cui Leporano (con il titolo di Principe dal 1624), Melito e Spezzano (con il titolo di Duca) e Picerno (con il titolo di Conte); il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) il ramo napoletano dei Principi di Leporano fu iscritto nel Libro d'Oro di Napoli, mentre i membri del ramo ravellese furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Sergio (XII sec.), patrizio ravellese, che fece costruire la porta del Duomo di Ravello (1179); Francesco, Giacomo, Stefano e Bartolomeo (XIII sec.), prestarono denaro a Carlo I d'Angiò; Marino (XIII sec.), fu Vicario del Gran Camerlengo in Terra d'Otranto (1272); Costantino (XIII-XIV sec.), Giustiziere di Terra d'Otranto (1327); Giorgio (XIV sec.), segretario della regina Giovanna I; Andrea e Arrighetto (XIV-XV sec.), familiari di re Ladislao; Filippo (XIV-XV sec.), Maestro razionale della Gran Corte; Giuliano (XIV-XV sec.), Commissario generale del regno per Giovanna II; Frà Angelo (XV sec.), cavaliere gerosolomitano ed ammiraglio delle galere di Malta (1428); Giovan Antonio (XVI sec.), Presidente della R. Camera della Sommaria ed ambasciatore dell'imperatore Carlo V; Francescantonio, Consigliere del Consiglio Collaterale e Reggente della Cancelleria; Michele, Presidente della R. Camera della Sommaria; Domenico, Giudice della Vicaria; Ascanio (+1597), Barone di Montenegro e Montelateglia, Patrizio di Ravello; Consigliere regio di re Filippo II di Spagna, padre di Sergio (1583-1647); I principe di Leporano (dal 1624). ARMA: d'oro a tre bande d'azzurro, con il capo cucito d'oro, caricato da due uccelli neri affrontati, guardanti una stella di sei raggi di rosso.

29.  Papice; antichissima famiglia patrizia di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Orso (XI-XII sec.) Vescovo di Ravello, che vi fondò il Duomo (1086); in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

30.  Pironti; antichissima famiglia patrizia di Ravello, documentata fin dai sec. X-XI, ivi fondarono con altre famiglie ravellesi la Chiesa di san Giovanni del Toro (1018); ebbe vari funzionari regi e feudatari, come i Duchi di Campagna; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; il ramo della famiglia dei Duchi di Campagna fu poi reintegrato nel Patriziato ravellese (1647); dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Pantaleone (XII-XII sec.), Vescovo di Ravello (1210-20), che ottenne dalla S. Sede ampi privilegi per se ed i vescovi suoi successori; Giordano (+ ante 1269), Cardinale dal titolo dei SS Cosma e Damiano; Mauro (XIII sec.), collettore del denaro fiscale presso il giustiziere in Sicilia Citra per Carlo I (1268); Angelo (XIII sec.), con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno, secreto di Puglia (1278), succeduto a Giacomo Rufolo; Filippo, giudice annuale di Ravello e familiare regio; Nicola, barone di Campagna, poi 1° Duca su tale feudo (con R. diploma redatto a Madrid il 24-3-1694); Giacomantonio, dei Duchi di Campagna, ottenne il reintegro nel Patriziato ravellese (dal Supremo Tribunale il 23-07-1647); Gennaro, discendente di Giacomantonio, 3° Duca di Campagna e Patrizio ravellese; Luigi, nipote di Gennaro, Duca di Campagna e Patrizio ravellese. ARMA: d'azzurro all'albero di pero al naturale, accostato da due leoni controrampanti d'oro.

31.  Rago (o de Raho); famiglia patrizia ravellese; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

32.  Rogadeo; una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie ravellesi, attestata fin dal X sec; ebbero in Ravello un prestigioso palazzo; fondarono con altre famiglie ravellesi la Chiesa di san Giovanni del Toro (1018); la famiglia annoverò molti funzionari regi, vari vescovi e feudatari; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; un ramo della famiglia si trasferì a Bitonto (sec. XIII) ed ivi furono ascritti al patriziato locale: dopo molti secoli tale ramo venne reintegrato nel Patriziato ravellese (1907); fra i personaggi celebri di questa famiglia: Francone (X sec.), milite e patrizio, fondò in Ravello il più antico monastero benedettino della città (944), e qui i monaci gli dedicarono poi una lapide in suo ricordo; Costantino (XI-XII sec.), Vescovo di Ravello (1094-1150), fece costruire uno splendido ambone nel Duomo della città; Sergio (XI-XII sec.), giudice della Repubblica amalfitana (1130); Leone (XII-XIII sec.), governatore di Bitonto, dove si stabilì nel 1204 e dove fu il capostipide del ramo locale; Giacomo (XII-XIII sec.), figlio del detto Leone, fu maestro portulano e secreto di Puglia, Terra di Bari e Terra di Otranto; Leone (XII-XIII sec.), Vescovo di Ravello (1220); Sergio e Calvanica (XV-XVI sec.), del ramo di Bitonto, Signori di Torrequadra ed altri feudi (ereditati dal 1495 dal ramo primogenito dei Bove di Bitonto) e del feudo di Carbonara (ereditato all'inizio del XVI sec. dal ramo primogenito della casata degli Affaitati); Giovan Donato (XVIII sec.), cavaliere gerosolomitano (1752), famoso giureconsulto ed autore; Vincenzo (XVIII-XIX sec.), monaco benedettino, Vescovo di Caserta e consigliere di re Ferdinando I; conte Eustachio (* 21-07-1855), del ramo di Bitonto, fu reintegrato Patrizio di Ravello (Lettere Patenti Regie 30-06-1907); ARMA: troncato: 1° d'azzurro al pellegrino al naturale in ginocchio e pregante verso una croce latina d'oro, accompagnata da tre stelle del medesimo nel canton destro dello scudo; 2°: fasciato d'oro e d'azzurro con tutto lo scudo bordato di una fila di scacchi d'argento e di rosso; Alias: fasciato d'oro e d'azzurro con la bordura composta d'argento e di rosso.

33.  Rovito; famiglia patrizia ravellese; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

34.  Rufolo (o Ruffolo); antichissima e prestigiosa famiglia patrizia ravellese che secondo la tradizione (ovviamente non dimostrabile) discenderebbe dai Rufo, una gens romana, attraverso Publio Rutilio Rufo, tribuno della plebe e poi console romano (105 a.C.) oppure tramite il decurione Quinto Fabrizio Rufo, di cui effettivamente esiste un sarcofago con epigrafe nel Duomo di Amalfi; ad ogni modo la famiglia è attestata in Ravello fin dal X-XI sec, dove eressero un famoso e magnifico palazzo di famiglia (XI sec.) dove fu poi ospitato anche Papa Adriano IV (1156); fondarono inoltre, con altre famiglie ravellesi, la Chiesa di san Giovanni del Toro (1018); la casata si divise nei secoli in tre rami, i R. dei Gigli, i R. delle Stelle ed i Rufolo Vari o Vaj (da cui discesero i Grisone, vedi); durantte impresa di Carlo d’Angiò sostennero con forti somme l'ascesa degli angioini e furono poi gabellieri delle Puglie, dove si arricchirono enormemente per il vasto commercio che intrapresero; insieme ai Della Marra divennero arbitri delle dogane di Barletta e Trani, accumulando ingenti ricchezze, specialmente tramite il commercio, soprattutto il frumento, anche per contro della Corona; il 1° novembre 1419 ebbero dalla regina Giovanna II l'esonero parziale di tasse in Ravello in quanto patrizi, con altre famiglie locali; entrarono poi anche nel patriziato napoletano e vennero ascritti al seggiodi Nido; dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Giovanni (XII-XIII sec.), Vescovo di Ravello (1157-1210); Nicolò (XIII sec.), marito di Sighelgaita della Marra, per devozione alla Madonna innalzò il pulpito del Duomo di Ravello (1262); Nicola e Orsone (XIII sec.), mutuarono ingenti somme di danaro a Carlo I d'Angiò; Matteo (XIII sec.), figlio del precedente Nicola, con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; fu poi consigliere di CarloI, secreto e portulano in Puglia; Giacomo (XIII sec.), secreto di Puglia; Francesco (XIII sec.), Vescovo di Nola (1270); Giovanni (XIII-XIV sec.), Vescovo di Vico Equense (1298); Pellegrino (XIV-XV sec.), Vescovo di Ravello (1400); Nicola, insigne giureconsulto; Carlo (+ 4-8-1306), nativo di Napoli, illustre giureconsulto, sepolto in San Domenico Maggiore, dove esiste una lapide in sua memoria; Landolfo, personaggio avido, ricordato dal Boccaccio (Decamerone, t. V nov. 4). ARMA: bandato di rosso e d'argento, al capo di rosso con tre gigli d'oro, allineati in fascia.

35.  Russo (o De Rubeis o Rossi); antichissima e prestigiosa famiglia patrizia ravellese, attestata fin dal XI sec; fondarono con altre famiglie ravellesi la Chiesa di san Giovanni del Toro (1018); un loro ramo fu reintegrato nel patriziato ravellese (1512); dopo lo scioglimento dei sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Pietro (XIII sec.), patrizio ravellese, ricordato nel codice amalfitano; Loysio e Federico (XV-XVI sec.), ravellesi, reintegrati al Sedile patrizio di Ravello (1512). ARMA: di rosso alla fascia centrata d'oro; Alias: di rosso a tre bande d'oro, con quella di mezzo accostata da due gigli dello stesso, al capo d'azzurro caricata di una colomba passante d'argento.

36.  Rustici; famiglia patrizia ravellese; in seguito si estinsero nel ramo principale ravellese.

37.  Sasso; ramo della celebre famiglia patrizia omonima originaria di Scala (vedi) che si trasferì a Ravello e ivi fu ascritto al Sedile patrizio locale; il ramo ravellese fu detto del Cardinale, da Lucio (vedi poi); fra i personaggi celebri di questa famiglia: Lucio (XVI sec.) Vescovo di Ripa e datario della Corte Pontificia, Cardinale dal titolo dei SS. Quirico e Giuditta (1-07-1592).

 

o       altre.

 

 

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