FASANELLA
Antica famiglia feudale campana, arrivò a possedere i feudi che costituivano l’antico Principato longobardo di Salerno. Ribelli poi contro re Guglielmo I (1155) furono travolti dall’ira del sovrano e persero i loro beni; questi furono acquistati dai Palude (o Postiglione), forse un loro ramo collaterale. L’eredità di costoro fu poi raccolta dai “Da Fasanella”, altra famiglia omonima, poi estinta. I loro beni furono quindi concessi dagli Angioini ai Sanseverino (1291).
Matteo (sec. XI); Conte di Fasanella;
A1. Giovanni (sec.
XI-XII);
B1. Malfredo (Manfredo) di Fasanella (sec. XI-XII); Conte
del castello di Fasanella; nel 1086 dona la cappella di San Nicola di frasso o
"de lu frassu", o del frascio ad Atanasio, igumeno di un monastero
che doveva essere costruito, insieme a mulini lungo il fiume e terreni
circostanti;
C1. (probabilmente figlio del precedente) Guaiferio (XI-XII);
Conte; citato nella donazione del figlio nel 1134;
D1. Lampo (sec. XII); Conte; appare nel "Catalogus
Baronum", che lo ricorda feudatario "in capite de domino Rege"
della comestabulia che rappresentava l’antico principato longobardo di
Salerno e che comprendeva Corneto, Trentinara, Magliano Vetere, Solofrone,
della metà di S. Angelo a Fasanella, di Pantoliano, Castelcivita, era poi
possessore di quaranta villani in Sicignano degli Alburni; nel 1128 è presente,
insieme ad altri personaggi, al giuramento di Ugo, sinescalco del conte Nicola,
e di Gualtiero, cappellano dello stesso conte, in ossequio alle ultime volontà
del defunto conte Guglielmo II; nel 1134, insieme alla moglie Gemma dona la
chiesa di San Nicola del Frasso, in onore della memoria del defunto suo padre
Guaiferio; Conestabile e Giustiziere regio (nel 1141 e 1150/51); nel 1152 vende
al monastero di Cava, insieme al figlio Roberto, una terra che possiede a
titolo allodiale nella Foria di Salerno; nel 1144 aveva una delle più vaste
“comestabulie” (provincie) del Regno; nel 1155 partecipa alla ribellione del
conte Guglielmo III di Principato contro re Guglielmo I ed è privato della
carica e delle terre (S. Angelo a Fasanella, Pantoliano; Castelcivita;
Sicignano degli Alburni); = Gemma (o Emma);
E1. Roberto (sec. XII); con il padre nel 1152 vende al monastero
di Cava, una terra nella Foria di Salerno;
E2. Tancredi (sec. XII);
A1. (forse della
stessa famiglia) Guglielmo di Palude (o Postiglione) (+ ante 1184);
Signore di Postiglione, feudatario in "capite de domino Rege", comprò
la terra che era stata di Lampo di Fasanella; nel 1154, insieme al fratello,
sottoscriveva un diploma di Silvestro in favore del Monastero di Cava dei
Tirreni;
B1. Tancredi I (attestato
fra il 1134 e 1184); Signore di Fasanella, Cirella, Grisolia, Laino, Morano,
ecc.; ricordato dal Guillaume tra i benefattori del monastero della SS.
Trinità, in memoria del padre donò la chiesa di San Lorenzo di Fasanella al
monastero della SS. Trinità di Cava, alla presenza del fratello Guglielmo
(1184);
C1.
Alessandra (sec. XIII); = Pandolfo da Fasanella, luogo di provenienza
(attestato fin dal 1231, + 1284), figlio di Guglielmo, ma di famiglia diversa
dai Fasanella; Vicario imperiale e consigliere di Federico II, nel 1239, con il
fratello Giovanni, ha in consegna dei prigionieri lombardi; fu ricordato anche
lui tra i benefattori dell'abbazia di Cava, (stretto collaboratore
dell'imperatore Federico II di Svevia, con il fratello furono tra gli
organizzatori della congiura di Capaccio, e fu travolto quindi nell'ira e nella
vendetta del sovrano, ma sfuggì alla cattura e riparò a Roma, mentre i feudi
vennero confiscati); tornò poi con Carlo I d’Angiò che e gli restituì la
Baronia di Fasanella con tutte le terre e castella; nel 1269 lo creò Capitano
generale per scacciare i Saraceni da Lucera, nel 1274 Vicario in Roma, nel 1283
Giustiziere della Provincia di Terra di Lavoro; fu Signore quindi di Aquara, Albanella,
Bellosguardo, Campagna, Castelluccia, Controne, Genzano, in quanto in seconde
nozze aveva sposato Aquilina di Genzano, Roccadaspide con le contee di
Fasanella e di San Pietro in Galatina, oltre i feudi di Contursi e di San
Severino di Camerota; alla morte di Pandolfo senza eredi i beni tornarono alla
Corona (1284) che li concesse a Tommaso Sanseverino (1291); morti senza
figli;
C2.
Filippina (sec. XIII); possedeva le terre di Corneto, Rocca dell'Aspro e
Albanella; = 1° m. Tommaso della Saponara, Signore di Saponara; 2° m. Riccardo
da Fasanella (fratello di Pandolfo; anche se era stretto collaboratore
dell'imperatore, con il fratello furono tra gli organizzatori della congiura di
Capaccio, e fu travolto quindi nell'ira e nella vendetta del sovrano);
B2. Guglielmo (sec.
XII); appare nella donazione del fratello (1184), che sottoscrisse; = N.
C1.
Guglielmo; = N.
D1.
Guglielmo;
D2.
N.; = Giovanni di Procida;
B3. Filippa (sec.
XII);
A2. (fratello di
Guglielmo) Gisulfo (sec. XII); feudatario di Silvestro Conte di Marsico;
nel 1154, insieme al fratello, sottoscriveva un diploma del Conte Silvestro in
favore del Monastero di Cava dei Tirreni;